Dentro la notizia di Pietracatella, il silenzio del telefonino della sopravvissuta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è un caso che tra tutti i dispositivi in possesso della famiglia Di Vita, che in quella casa di Pietracatella hanno vissuto le giornate maledette comprese tra il ventitré e il venticinque dicembre, ne sia stato estratto solo uno: lo smartphone di Alice, la diciannovenne che quella sera – quella della cena fatale – non c’era, essendo uscita con amici a mangiare una pizza nel vicino paese di Sant’Elia. La Procura di Larino, come confermano i tabulati dell’inchiesta, ha infatti acquisito il telefono della ragazza nell’ambito del filone che vede indagati per omicidio colposo cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso; ma chiunque conosca la meccanica di certe indagini sa bene che l’etichetta formale – qui Alice è ufficialmente “parte offesa” – non sempre impedisce agli inquirenti di guardare molto da vicino anche il ruolo dei sopravvissuti.

L’analisi irripetibile e il peso degli appunti sulla cena

L’atto, calendarizzato per martedì prossimo, prevede accertamenti tecnici definiti “irripetibili” sul dispositivo, che significano una copia forense totale eseguita in contraddittorio tra le parti; verrà passato al setaccio l’arco temporale degli ultimi cinque mesi, e ciò che i magistrati cercano non è tanto una generica traccia di malvagità, quanto una cronometria precisa degli eventi. In particolare salta agli occhi la presenza, nelle note personali del telefono, di un elenco dettagliato dei pasti consumati dalla famiglia nella finestra che va dal ventidue al venticinque dicembre -9; sembra quasi un diario alimentare, e per chi indaga rappresenta una prova oggettiva per confrontare le versioni dei superstiti con i tempi biologici di assorbimento della tossina (quella ricina, se di ricina si è trattato, che ha ucciso la madre Antonella Di Ielsi, cinquant’anni, e la figlia minore Sara, quindici).

La difesa e quel paragono spiazzante con il Mossad

L’avvocato Vittorino Facciolla, che assiste Gianni Di Vita (il padre e marito, unico a essere rimasto in vita nonostante anche lui accusasse malori in quei giorni), ha cercato di spegnere qualsiasi polemica spiegando che la consegna del telefono è stata volontaria e serena. C’è però una frase, rilasciata ai cronisti, che suona come una vera e propria strategia comunicativa: “Stento a credere che una diciottenne possa aver orchestrato una vicenda che nemmeno il Mossad potrebbe gestire”. Una boutade, se vogliamo, ma che rivela quanto il clima attorno alla famiglia si stia surriscaldando, nonostante l’alibi solido di Alice (la presenza al pub è stata confermata sia dagli amici che dal gestore) e la mancanza, al momento, di indizi diretti che la incastrino. Il legale stesso ha voluto rimarcare che gli investigatori stanno “procedendo per gradi”, sebbene a molti appaia singolare che non sia stato ancora prelevato il telefono del padre, Gianni, che i malori li ha avuti ma è sopravvissuto.

Le altre piste: computer nella scuola e le lunghe ore della cugina

Per comprendere la direzione del lavoro della magistratura, occorre aggiungere due tasselli secondari ma indicativi. Il primo riguarda un computer trovato in un istituto agrario di Riccia, a pochi chilometri dal paese: sembra che su quella macchina scolastica siano state effettuate ricerche su Google relative alla ricina mesi prima dei fatti, anche se al momento non esiste alcuna certezza che quelle tracce siano collegate alla vicenda. Il secondo tassello è rappresentato dalla cugina di Gianni Di Vita, Laura, ascoltata per quasi sette ore in due interrogatori distinti; è lei che ha ospitato padre e figlia dopo il decesso delle due donne, ed è ovvio che gli inquirenti vogliano sapere se, in quella convivenza forzata, sia trapelato qualche accenno o confessione.

Sullo sfondo rimane la scienza: il centro antiveleni di Pavia deve ancora ufficializzare la presenza della ricina nei tessuti delle due vittime, e una volta che quel documento sarà depositato, si potrà forse uscire dagli attuali due binari paralleli – quello del possibile errore medico e quello del possibile duplice omicidio premeditato – per gettare una luce definitiva su una morte che, avvenuta in un piccolo centro del Molise, ha assunto ormai i contorni di un giallo da manuale.

Meta Description: A Pietracatella la Procura acquisisce il cellulare di Alice Di Vita per accertamenti sulla morte della madre e della sorella, uccise dalla ricina.

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