Il giallo di Pietracatella e il cellulare consegnato da Alice Di Vita: accertamenti sui cinque mesi che precedono le morti avvelenate
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Redazione Interno
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La procura di Larino, come reso noto dall’avvocato Vittorino Facciolla – legale di Gianni Di Vita, il padre e marito delle vittime –, ha ottenuto un elemento chiave per le indagini: il telefono di Alice Di Vita, diciannovenne, unica della famiglia a non aver accusato sintomi nei giorni di Natale del 2025. Quel dispositivo, lo ha spiegato il difensore, è stato “consegnato volontariamente” dalla ragazza, che nel primo filone d’inchiesta – quello dedicato ai cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso – figura come parte offesa. Non si tratta, va sottolineato, dello smartphone del padre Gianni, ma esclusivamente del suo.
Sarà il 28 aprile la data in cui gli investigatori eseguiranno accertamenti irripetibili sul cellulare di Alice, passandolo al setaccio per estrarre messaggi, cronologia delle chiamate, navigazione web e qualsiasi altra traccia digitale ritenuta utile. La richiesta della procuratrice Elvira Antonelli è precisa e circoscritta: l’analisi dovrà coprire gli ultimi cinque mesi antecedenti le morti, lasciando fuori periodi precedenti. È questa, nel dettaglio, l’indicazione arrivata dalla titolare del fascicolo che indaga sul duplice decesso per avvelenamento da ricina.
Le vittime, la dinamica e l’ipotesi dell’avvelenamento
A perdere la vita, poche ore dopo il pranzo di Natale del 2025, sono state Antonella Di Ielsi, cinquant’anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita. Entrambe accusarono malori improvvisi, e le successive analisi tossicologiche hanno portato gli inquirenti a concentrarsi sulla ricina, una delle tossine più letali e difficili da individuare. Accanto a questa pista, la magistratura sta cercando di fare chiarezza su un aspetto parallelo: la condotta dei cinque medici del Cardarelli che hanno avuto in cura le due pazienti. Da qui la prima inchiesta, nella quale Alice è stata ascoltata come persona offesa, e da qui, ora, l’estensione degli accertamenti al suo smartphone.
Chat, posizione e ricerche online: cosa cercano i pm
Sul dispositivo della diciannovenne – sorella e figlia delle due vittime – verranno verificati non solo i messaggi e la rubrica, ma anche la cronologia di navigazione, la geolocalizzazione e tutte le attività che possano offrire un quadro più nitido dei giorni precedenti e successivi ai decessi. La finestra temporale scelta dalla procura (cinque mesi) suggerisce l’intenzione di ricostruire eventuali dinamiche relazionali, abitudini, spostamenti o contatti che, sebbene lontani dalle ore fatali, possano aver avuto un ruolo nella sequenza degli eventi. Resta escluso da questo provvedimento, come detto, il telefono del padre Gianni.
L’equilibrio tra due filoni d’inchiesta
Da un lato, dunque, l’indagine sui sanitari del Cardarelli di Campobasso, accusati di non aver fornito cure appropriate – ipotesi che verrà vagliata attraverso atti e cartelle cliniche oltre che dalle testimonianze –; dall’altro, la necessità di comprendere se nell’ambiente domestico o nei contatti ristretti della famiglia Di Vita siano emersi segnali, parole o ricerche riconducibili alla preparazione o somministrazione della tossina. Il cellulare di Alice, in questo senso, rappresenta una fonte di verifica potenzialmente decisiva, tanto più se si considera che la ragazza è sopravvissuta indenne a quella stessa cena natalizia che si è rivelata fatale per madre e sorella.
Ogni dato estratto verrà messo a disposizione della procura, senza che siano state anticipate richieste di ulteriori sequestri o perizie su altri apparati. Il prossimo appuntamento, quindi, resta fissato a fine aprile con i periti che analizzeranno il telefono in un laboratorio forense, alla ricerca di quel frammento digitale – una frase, una posizione, un orario – capace di far luce su un caso che tiene ancora troppe zone d’ombra.




