Catanzaro, si lancia dal balcone con i tre figli: la bimba di 6 anni è l’unica sopravvissuta
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Redazione Interno
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Il terrazzo al terzo piano di quell’appartamento di Catanzaro è diventato, in pochi secondi, il baratro nel quale si è consumata una delle vicende più cupe che la cronaca giudiziaria e psichiatrica italiana abbia dovuto affrontare negli ultimi mesi. Una donna di 46 anni, dopo aver preso in braccio uno dopo l’altro i suoi tre bambini – un maschietto di 4 anni, un neonato di 4 mesi e la loro sorella maggiore di 6 anni – li ha lasciati cadere nel vuoto, prima di seguire il medesimo gesto e gettarsi a sua volta. Il risultato, drammaticamente composto dai rilievi degli inquirenti, parla di tre decessi: la madre stessa e due dei piccoli, mentre la figlia più grande, nonostante l’impatto violento contro il suolo, è ancora in vita, seppur ridotta in condizioni che i medici non hanno esitato a definire critiche.
Un intervento chirurgico al Gaslini per l’unica sopravvissuta
La bambina di sei anni, dopo essere stata trasportata d’urgenza in ospedale, è stata sottoposta a un delicato intervento salvavita – una procedura complessa mirata a contenere le lesioni multiple riportate nell’impatto – e ora verrà trasferita nel centro pediatrico ultraspecialistico dell’ospedale Gaslini di Genova. È lì, in una struttura considerata un punto di riferimento nazionale per i traumi infantili, che dovrà affrontare una lunga degenza; i sanitari, per il momento, evitano qualsiasi pronostico sulle sue possibilità di recupero motorio e neurologico. La piccola, testimone involontaria dell’orrore, si risveglierà in un contesto terapeutico lontano da casa, senza la madre e senza due fratelli.
Il passato psichiatrico e la depressione post partum
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, che hanno acquisito documenti clinici e testimonianze del medico di base, la donna aveva già manifestato in passato un disagio di natura psichiatrica. Un malessere che, nell’ultimo periodo, si sarebbe aggravato a causa di una depressione post partum insorta dopo la nascita dell’ultimo figlio, avvenuta a dicembre. Nessuno, tra i vicini o i parenti, ha però riferito di segnali inequivocabili nelle ore precedenti; anzi, don Vincenzo Zoccoli, parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore che sorge a poche centinaia di metri dall’abitazione, l’ha descritta come una catechista e volontaria attiva, una persona che «non aveva mai espresso alcun rifiuto della vita. Tutt’altro». Il sacerdote, in un passaggio consegnato al racconto giornalistico, ha rivelato di averle più volte suggerito di chiedere aiuto: «Glielo avevo detto più volte: se non ce la fai, se ti senti giù fatti aiutare. Se non vuoi andare dallo psichiatra o dallo psicologo consulta almeno il tuo medico».
Il marito e le confidenze al parroco
L’uomo, il marito della donna e padre dei tre bambini, ha riferito agli investigatori di non essersi accorto di nulla. Nessun litigio, nessun messaggio d’addio, nessun cambiamento repentino nel comportamento della moglie che potesse far presagire un gesto così estremo. Eppure, dalle confidenze raccolte dal parroco emergono frammenti di una sofferenza taciuta: la donna si sentiva «soffocata», una sensazione che don Zoccoli aveva intercettato senza però immaginare che potesse tradursi in un epilogo tanto tragico. Lo stesso religioso, nel tentativo di offrire un’interpretazione del male oscuro che ha preceduto il volo dal terrazzo, non ha potuto fare a meno di ricordare quanto certi pensieri – «pensieri neri» – sfiorino la mente di molte più madri di quante generalmente si sia disposti a credere.
Autopsie in programma e indagini in corso
Nelle prossime ore i medici legali eseguiranno le autopsie sui corpi della donna, del bambino di 4 anni e del neonato di 4 mesi. L’esame necroscopico, come si legge negli atti d’indagine coordinati dalla procura di Catanzaro, servirà a escludere eventuali interferenze esterne o somministrazioni di sostanze prima del lancio. La dinamica, per ora, resta quella di una morte per precipitazione multipla, ma i magistrati vogliono vederci chiaro sulle condizioni psicopatologiche della madre al momento del fatto. Nessuna ipotesi di reato è stata ancora formalmente comunicata ai familiari, anche perché l’unica testimone diretta in grado di parlare – la bambina di sei anni – non è in condizioni di essere ascoltata. La sua degenza al Gaslini, dunque, non rappresenta solo una corsa contro il tempo dal punto di vista clinico, ma anche una sospensione forzata di qualsivoglia tentativo di ricostruzione processuale.




