La rimonta della Samb che fa gridare al “complotto”: tra veleni, revenges e un record negativo che pesa come un macigno
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
PESARO – C’è un momento, nel calcio di provincia, in cui il cronometro diventa un organismo vivente. E quando segna il 97’ minuto, con la Sambenedettese sotto di un gol nel derby marchigiano contro la Vis, la logica vorrebbe che l’agonismo cedesse il passo alla rassegnazione. Invece, accade l’esatto contrario: due reti nei minuti di recupero – una al 98’, l’altra al 99’ – ribaltano non solo il punteggio (3-2 per la Samb), ma l’intero impianto emotivo di uno stadio, il Benelli. Dalla parte dei padroni di casa, la Vis, si scatena una reazione furibonda: fischi, insulti, e un’accusa pesante, quella di essersi “venduti” il risultato. Dall’altra, il delirio di una salvezza che sa di miracolo sportivo, evitando i playout e spedendo un’intera tifoseria avversaria a urlare invano “Serie D”.
Il presidente Massi e l’ombra del sospetto: “Venduti” come parola proibita
La tensione esplode a partita appena conclusa. Vittorio Massi, presidente della Samb, può finalmente tirare un sospiro di sollievo – la sua squadra resta in terza serie – ma lo fa mentre nell’aria, al di là della barricata divisoria del Benelli, circola un’insinuazione gravissima. I tifosi della Vis non accettano l’incredibile capovolgimento di fronte; qualcuno grida “venduti”, riferendosi ad alcuni giocatori avversari o, forse, a dinamiche occulte che nessuno ha però dimostrato. La stessa società della Vis, attraverso note ufficiali, parla di “immagini evidenti” e chiede che si faccia piena luce sugli ultimi frangenti della gara, senza però presentare denunce formali né nomi.
Stellone furioso: “Polli, ma non venduti. E quel rosso a Zini dice tutto”
In sala stampa, Roberto Stellone – tecnico della Vis – prova a imbrigliare una rabbia che, a caldo, era stata fisicamente trattenuta dallo staff per evitare un faccia a faccia con gli ultras della propria tifoseria. “Sono avvelenato contro quei tifosi, se così si possono chiamare, che hanno osato pronunciare la parola ‘venduti’”, dice con le vene gonfie. Poi chiarisce: “Potete darci dei polli, degli scarsi, ma quell’epiteto non lo accetto. Non esiste”. L’allenatore rivendica l’esultanza dopo il momentaneo 2-1 – segnato al 96’ – come prova di autenticità, e ricorda il cartellino rosso rimediato da Zini (poi tra i migliori in campo per la Samb) nel parapiglia successivo al 3-2: secondo lui, se ci fosse stato un accordo, un difensore espulso a risultato già ribaltato non avrebbe avuto alcun senso.
Cultraro para tutto, Zini la sporca e quel record che non passa inosservato
A fare la differenza, sul piano tecnico, sono singoli episodi marchiati a fuoco. Il portiere Cultraro, definito dalla stampa locale “il figliol prodigo” per il suo ritorno in rossoblù, compie una parata fenomenale su punizione di Di Paola e resta incollato ai pali anziché uscire sul gol del pareggio – scelta che poteva costare cara ma che alla fine viene archiviata come prudenza. Zini, autore del gol del vantaggio, si scatena dopo il 3-2, contribuisce alla rissa e viene espulso: un sette e mezzo in pagella. E Pezzola? Su un cross di Giovannini, sia lui che Dalmazzi lasciano scorrere il pallone, trovando comodo Paganini per il gol decisivo. Un’azione che agli occhi dei più sospettosi sembra una coreografia, ma che gli addetti ai lavori definiscono “lettura difensiva da incubo”.
Ma c’è un dato statistico, freddo e inappellabile, che inchioda la Vis a una tragica regolarità. Questa è la quarta sconfitta subita con identica modalità – rimonta nei minuti finali del recupero – nelle ultime cinque partite. Stavolta, però, il contesto è diverso: un derby sentitissimo, una posta salvezza, e una retrocessione storica del Foggia in Serie D (mai accaduta prima nella storia del club) che passa quasi in secondo piano rispetto al circo mediatico generato da Pesaro. L’Arezzo intanto festeggia la promozione, ma la cronaca di giornata ha un altro epicentro.




