Travaglio e le guide video sul referendum: le novità sul Csm e l'Alta Corte
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Redazione Interno
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Marco Travaglio affronta, in una serie di cinque video-guide a cadenza settimanale, i nodi del referendum confermativo sulla giustizia, il cui voto è atteso per il prossimo autunno. La prima puntata, intitolata “Perché No”, è già online e si concentra, in particolare, sul funzionamento dei due nuovi Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare che la riforma introdurrebbe, snodandosi in un’analisi puntuale dei testi normativi.
Un venerdì di discussione a Torino: il no tra i giovani e la lezione della storia
Non è frequente, lo si ammetta, vedere una sala gremita di giovani under trenta dedicare la serata di un venerdì ai princìpi costituzionali; eppure, è accaduto proprio così in via Baltea a Torino, dove l’associazione Acmos ha organizzato un incontro con Giulia Locati, giudice di Corte d’Appello e componente del Comitato nazionale “Giusto dire NO”. La magistrata, nel corso del dibattito, ha ricordato come, fin dal 1944, una delle primissime preoccupazioni del governo provvisorio post-fascista fosse stata proprio quella di sottrarre il Pubblico Ministero alla diretta dipendenza del Ministro della Giustizia, evidenziando così la radice storica di un principio oggi messo in discussione.
Le incognite per gli avvocati e la fine dell’unità della giurisdizione
La categoria forense, fatta salva qualche autorevole posizione individuale contraria, si sta spendendo in maniera compatta per il “Sì” al referendum, in coerenza con una battaglia ultradecennale per la separazione delle carriere. Ciononostante, sorgono legittimi interrogativi su quanto gli stessi legali siano consapevoli delle ricadute concrete che questa revisione costituzionale potrebbe avere, non soltanto sulla loro professione, ma più in generale sui diritti dei cittadini. La fine dell’unità della giurisdizione, infatti, porta con sé una serie di incognite operative non trascurabili, considerando che la riforma in oggetto non interviene sul rito processuale ma si limita a ridisegnare l’ordinamento della magistratura, lasciando aperti molti scenari applicativi.
Le polemiche interne e la retorica delle “liste di proscrizione”
Accanto al merito giuridico, il dibattito pubblico è percorso da una vena polemica che sembra riflettere un antico vizio: l’abitudine, tipica di certe culture politiche, a stilare liste di proscrizione e a emettere scomuniche sulla base di presunte patenti di purezza ideologica. Se un tempo, viene fatto notare, il “Tribunale dei Buoni” giudicava la destra come troppo di destra, oggi, con analoga retorica, si tende a processare anche una sinistra considerata non abbastanza di sinistra, in un meccanismo di esclusione che poco ha a che fare con la sostanza delle riforme.
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