Nobel per la Medicina 2026 a Deisseroth, Hegemann e Nagel: l'optogenetica accende i neuroni con la luce
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Redazione Esteri
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Il Premio Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le loro scoperte relative ai canali ionici attivati dalla luce e all'optogenetica, la tecnica che consente di controllare l'attività delle cellule nervose con impulsi luminosi. L'annuncio è arrivato dall'Assemblea del Nobel del Karolinska Institutet di Stoccolma, che ha motivato il riconoscimento sottolineando come i tre scienziati abbiano gettato le basi di una nuova era nelle neuroscienze.
Chi sono i vincitori
Karl Deisseroth, 54 anni, è professore all'Università di Stanford, in California, dove dirige il proprio laboratorio dal 2004. Peter Hegemann, 71 anni, insegna Biochimica sperimentale all'Università Humboldt di Berlino, mentre Georg Nagel, 73 anni, è professore all'Università di Würzburg. Il premio, del valore di 12 milioni di corone svedesi, sarà diviso in parti uguali tra i tre ricercatori.
Dalle alghe al cervello
Le radici di questa rivoluzione affondano negli studi di Hegemann su un'alga unicellulare, la Chlamydomonas, e sulla sua capacità di nuotare verso la luce. All'inizio degli anni 2000, Hegemann e Nagel identificarono sulla superficie dell'alga una proteina denominata canalerodopsina: quando colpita dalla luce blu, questa apre un canale attraverso cui gli ioni carichi entrano nella cellula, generando un impulso elettrico.
I due ricercatori dimostrarono inoltre che, introducendo la proteina in altri tipi di cellule, queste diventavano sensibili alla luce.
L'intuizione di Deisseroth
Il passaggio decisivo verso le neuroscienze si deve a Karl Deisseroth, che trasferì il gene responsabile della produzione della canalerodopsina nei neuroni di ratti. Illuminando quelle cellule con luce blu, riuscì a scatenare un segnale nervoso, in pratica un interruttore cellulare comandato dalla luce. Il risultato fu pubblicato nel 2005, e due anni dopo lo stesso Deisseroth riuscì a far funzionare il meccanismo nel cervello di topi vivi. Fu proprio questo metodo a essere battezzato optogenetica.
Perché ha cambiato la ricerca
Prima dell'optogenetica, tecniche come la stimolazione elettrica colpivano simultaneamente molte cellule e strutture diverse, rendendo difficile stabilire quale fosse responsabile di un determinato comportamento. La nuova metodologia permette invece di attivare o inibire popolazioni specifiche di neuroni con precisione temporale e cellulare, anche in animali impegnati in un comportamento.
Questo ha aperto la strada allo studio dettagliato dei circuiti neurali coinvolti in memoria, paura, ricompensa e nei meccanismi alla base di disturbi neurologici e psichiatrici.
Le applicazioni cliniche in corso
Oltre a essere uno strumento di ricerca, l'optogenetica è già oggetto di studi clinici. Secondo il comitato Nobel, la tecnica viene impiegata nei tentativi di restaurare la vista in persone con gravi deficit visivi: i ricercatori inseriscono una proteina sensibile alla luce nella retina, stimolando le cellule sane rimaste e attivando il nervo ottico. Si esplorano anche possibili applicazioni per migliorare gli impianti cocleari, consentendo una stimolazione più precisa del nervo uditivo rispetto ai dispositivi elettrici attuali.
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