Cosa non convince delle mosse di Nagel in Mediobanca
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Redazione Economia
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L'annuncio, dato risalto dalle pagine economiche, secondo cui i vertici di Mediobanca avrebbero "consegnato le azioni" a Monte dei Paschi di Siena si scontra con una realtà dei fatti ben più sfumata e, per certi versi, poco convincente. Quella che è stata presentata come un'adesione di massa alla Opas lanciata dalla banca senese, in realtà, cela delle dinamiche che meritano di essere osservate con attenzione, poiché rivelano scelte individuali e non un blocco monolitico. Il presidente Renato Pagliaro, ad esempio, ha effettivamente venduto un pacchetto di 100.000 titoli, realizzando un controvalore di circa 2,06 milioni di euro, ma si è trattato di una parte del suo portafoglio, non della totalità. Una precisazione non da poco, che ridimensiona la portata della notizia originaria e che costringe a un'analisi più approfondita delle strategie personali.
L'operazione di Mps, che si è chiusa con il raggiungimento di una quota pari all'86,3% del capitale di Mediobanca, rappresenta senza dubbio un successo per l'amministratore delegato Luigi Lovaglio, il quale aveva inizialmente puntato a quella soglia del 66,67% necessaria per il controllo assembleare. Un risultato che, superando ogni più rosea aspettativa, segna una vittoria schiacciante e un cambio di passo epocale per il gruppo. Questo esito, tuttavia, non può essere letto semplicemente come un endorsement unanime e incondizionato al progetto, bensì come il punto di arrivo di un percorso complesso che ha visto molti investitori, anche tra coloro che in un primo momento avevano sostenuto l'ex ceo Alberto Nagel, riconsiderare le proprie posizioni.
Proprio le mosse dello stesso Nagel, in questo contesto, sollevano alcuni interrogativi. Se da un lato l'adesione all'offerta da parte di alcuni membri del management – incluso il direttore generale Francesco Vinci, il cui nome è stato prudentemente relegato in un sommario e non nel titolo a nove colonne – è stata enfatizzata, resta da capire la coerenza complessiva di un percorso che ha visto il numero uno dimissionario navigare in acque non sempre tranquille. La vendita parziale di azioni da parte di Pagliaro, per quanto legittima, appare come un gesto cauto, lontano dalla retorica della "consegna" totale e incondizionata che alcuni titoli hanno voluto suggerire.




