L'addio di Nagel da Mediobanca, tra Orazio e polemiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Alberto Nagel ha formalizzato le sue dimissioni da amministratore delegato di Mediobanca, concludendo un legame, durato ben trentaquattro anni, con l'istituto di Piazzetta Cuccia. La decisione, annunciata nel corso di un consiglio di amministrazione, giunge a poca distanza dal successo dell'Opas lanciata da Monte dei Paschi di Siena sul gruppo, un evento che ha indubbiamente segnato una svolta epocale.
L’addio è stato anticipato da una lettera, indirizzata a tutti i dipendenti, nella quale Nagel ha voluto esprimere il suo saluto utilizzando un tono colto e per certi versi polemico. Citando il poeta latino Orazio e il suo celebre “Graecia capta ferum victorem cepit”, ha lasciato intendere come la cultura di Mediobanca finirà per assorbire e plasmare il nuovo corso. Nello scritto, ha espresso con chiarezza le sue perplessità strategiche sull’operazione, sostenendo che un’alleanza nel campo del risparmio gestito sarebbe stata preferibile all’acquisizione da parte di una banca commerciale come Mps.
Ha inoltre aggiunto una riflessione sul futuro dell’istituto, osservando come, in un momento in cui si discute persino di un possibile delisting, le banche quotate – che presentano un capitale azionario ampio e ben diffuso, con una significativa presenza di investitori istituzionali – abbiano in realtà molte più opportunità di crescita e di generare rendimenti extra per gli azionisti. Un commento che suona come un monito rispetto alle scelte che potrebbero attendere la società.




