Dollaro in affanno e rilancio dei ciclici: la mappa di Invesco per il 2026
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Redazione Economia
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L’outlook per il 2026 disegnato da Invesco presuppone, quale scenario di base, un’accelerazione della crescita economica globale che procederà di pari passo con un allentamento della politica monetaria della Federal Reserve. In questo contesto, gli analisti vedono condizioni positive per gli asset cosiddetti ciclici, quelli cioè la cui performance è strettamente legata all’andamento del ciclo economico, mentre suggeriscono di ridurre l’esposizione verso il dollaro statunitense, la cui tendenza al deprezzamento sembra destinata a proseguire. La strategia di portafoglio proposta, del resto, mira a sfruttare proprio questa fase di transizione monetaria, riducendo al contempo l’attenzione verso le obbligazioni governative e il credito investment grade, i cui rendimenti, per definizione più contenuti, potrebbero risultare meno appetibili in uno scenario di ripresa.
La sfida del franco forte e il peso dei dazi
Restando nell’ambito delle politiche monetarie, una questione di particolare delicatezza riguarda la forza del franco svizzero, fonte di non poche preoccupazioni per gli esportatori elvetici. Alcuni di essi, specialmente nell’industria metalmeccanica (MEM), devono infatti confrontarsi non soltanto con il tasso di cambio, ma anche con l’innalzamento delle tariffe doganali decise dagli Stati Uniti, dove il presidente Trump ha recentemente riconfermato la sua linea protezionistica. La Banca Nazionale Svizzera, come è noto, conserva la possibilità di intervenire direttamente sui mercati valutari per attenuare un eccessivo apprezzamento della propria valuta, e gli ultimi dati sembrano confermare che questa opzione sia stata esercitata: tra ottobre e novembre, l’istituto guidato da Martin Schlegel ha infatti aumentato le riserve in valuta estera di un controvalore pari a 2,5 miliardi di franchi.
L’ombra del "Big government" sui mercati
Un’analisi separata, elaborata dagli strateghi di Franklin Templeton Institute, introduce un elemento di cautela strutturale per il prossimo futuro, identificabile nella cosiddetta era del "Big government". Si tratta di una fase storica, ormai inaugurata, caratterizzata da un’ingerenza sempre più marcata dei governi nelle economie nazionali, la quale – se da un lato può sostenere la crescita nel breve periodo – rischia di comprimere i rendimenti finanziari e di accrescere i rischi sistemici nei mercati dei capitali per il resto del decennio. Questo nuovo paradigma, che vede un maggiore intervento statale nella regolamentazione, nella spesa pubblica e nelle politiche industriali, potrebbe quindi rappresentare un fattore di volatilità di lungo termine, influenzando le scelte di allocazione degli investitori.
Il settore difesa europeo in attesa del 2026
Uno dei segmenti di mercato che potrebbe beneficiare proprio di questo aumento della spesa pubblica indirizzata è quello della difesa. Secondo una nota di Morgan Stanley, il 2026 si profila infatti come l’anno delle azioni del settore militare europeo, per le quali gli analisti prevedono una forte crescita. Il percorso borsistico di questi titoli nell’anno in corso è stato tuttavia altalenante: un primo semestre in deciso rally, alimentato dagli ingenti piani di riarmo annunciati da diversi paesi del continente, con la Germania in prima fila, è stato seguito da una fase di stanca nella seconda parte dell’anno, complice l’avanzamento – seppur lento e complesso – dei negoziati diplomatici volti a trovare una soluzione al conflitto in Ucraina.




