Dollaro in affanno e asset ciclici in primo piano: l'orizzonte 2026 secondo gli analisti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre l'anno in corso si avvia verso la sua conclusione, gli studi di grandi società di ricerca indipendente cominciano a delineare i contorni del prossimo esercizio, proponendo scenari che, seppur non privi di zone d'ombra, indicano una traiettoria di crescita globale in accelerazione. Questo quadro, che molti ritengono potrà accompagnarsi a un progressivo allentamento della politica monetaria della Federal Reserve, suggerisce una ridefinizione delle strategie d'investimento, dove alcuni asset tradizionali potrebbero perdere smalto a vantaggio di altri. La riduzione dell'esposizione al dollaro, la cui fase di indebolimento è ritenuta probabile, e una minore attrazione per le obbligazioni governative e per il credito investment grade, che proprio per la loro solidità offrono rendimenti meno allettanti, sembrano essere alcune delle direzioni intraprese da chi guarda al 2026 con un approccio dinamico.
Le cinque forze trainanti secondo Capital Economics
Capital Economics, tra i principali interpreti del panorama economico-finanziario, ha isolato cinque trend destinati, a suo giudizio, a plasmare l'economia e i mercati. Al primo posto, senza sorprese, si colloca l'intelligenza artificiale, la cui capacità di generare crescita rimane tuttavia disomogenea a livello geografico. Gli Stati Uniti, infatti, continuano a primeggiare grazie a investimenti colossali nelle infrastrutture digitali, i quali forniscono un sostegno tangibile al prodotto interno lordo nazionale. L'effetto di traino tecnologico, per quanto significativo, non appare dunque uniformemente distribuito, lasciando spazio a divergenze di performance tra diverse aree del mondo.
Le incognite monetarie e le reazioni delle banche centrali
La politica monetaria, d'altro canto, resta un fattore di grande instabilità e preoccupazione per diversi attori economici. In Svizzera, ad esempio, la forza del franco mette sotto pressione gli esportatori, alcuni dei quali devono pure fare i conti con l'innalzamento dei dazi doganali statunitensi, particolarmente gravoso per il settore MEM. La Banca Nazionale Svizzera, la quale ha lo strumento degli interventi sul mercato dei cambi per attenuare l'apprezzamento della valuta, si presume abbia agito in tal senso: tra ottobre e novembre, le riserve in valuta estera dell'istituto sono infatti aumentate di miliardi di franchi, un movimento che molti interpretano come una risposta mirata. Oltreoceano, intanto, la Fed si appresta a una nuova riunione del FOMC, nel corso della quale dovrà valutare se confermare i tassi o procedere a un ulteriore taglio, il terzo dell'anno. I mercati, stando agli strumenti di pricing, scommettono in larga parte su una diminuzione, nonostante l'organo decisionale sia notoriamente diviso al suo interno. Alcuni analisti, osservando la crescita del PIL al di sopra del suo potenziale, un'inflazione che staziona intorno al 3% con timori di rialzo e un mercato del lavoro che si raffredda senza crollare, non scorgono motivazioni stringenti per un nuovo intervento di stimolo.
La costruzione di un portafoglio per il nuovo anno
In questo contesto, caratterizzato da spinte contrastanti e da una transizione monetaria non lineare, la costruzione di un portafoglio multi-classe e diversificato si conferma una scelta quasi obbligata. L'outlook per il 2026 sembra premiare, nelle previsioni di molti, gli asset cosiddetti ciclici, quelli cioè più sensibili all'andamento generale dell'economia, i quali beneficerebbero di un'accelerazione della crescita mondiale. Si delinea, in sostanza, un panorama in cui la ricerca del rendimento potrebbe spostarsi progressivamente verso attività finanziarie che hanno sofferto in periodi di restrizioni, mentre le opzioni considerate rifugio nei momenti di incertezza potrebbero conoscere una fase di minore appeal, almeno finché il dollaro non mostrerà segnali di una ripresa stabile.




