Vaccini nella prossima pandemia, distribuirli meglio potrebbe salvare quasi 3 milioni di vite

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nella prossima pandemia, una distribuzione più equa dei vaccini potrebbe salvare quasi 3 milioni di vite oltre a quelle già risparmiate da uno sviluppo rapido delle cure. È il risultato di una simulazione della Commissione NUS-Lancet Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities and Equity (PRIME), che ha analizzato una futura emergenza sanitaria causata da un virus dell’influenza A.

Lo studio ha valutato diversi scenari di risposta globale, concentrandosi non solo sulla velocità con cui vengono prodotti i vaccini, ma anche sui criteri utilizzati per assegnare le dosi disponibili. Il modello mostra che accelerare lo sviluppo di un vaccino avrebbe un impatto decisivo, ma che il metodo scelto per la distribuzione può modificare ulteriormente il numero complessivo di vittime.

La simulazione sulla futura pandemia da influenza A

La Commissione NUS-Lancet PRIME ha costruito un modello ipotetico nel quale una pandemia influenzale provocherebbe 58,5 milioni di morti senza un vaccino sviluppato rapidamente. Con una produzione accelerata delle dosi, il numero stimato di decessi scenderebbe a 23,9 milioni, una riduzione del 59%. La simulazione ha poi confrontato un sistema basato sulla capacità economica dei Paesi con uno fondato sulla distribuzione in rapporto alla popolazione.

Secondo l’analisi, assegnare i vaccini seguendo il numero degli abitanti e non la capacità di acquisto nazionale consentirebbe di evitare altri 2,7 milioni di morti a livello globale. Il vantaggio maggiore riguarderebbe soprattutto i Paesi a reddito medio, dove l’accesso alle forniture sanitarie potrebbe rappresentare uno dei principali fattori nella protezione della popolazione durante una crisi internazionale.

L’allarme degli esperti sulla preparazione mondiale

Il rapporto della Commissione PRIME richiama le conseguenze della pandemia di Covid-19 e sostiene che la preparazione alle future emergenze non può limitarsi alla disponibilità di strumenti medici. Gli esperti indicano tra i punti critici la fragilità dei sistemi sanitari, le difficoltà nell’accesso alle cure, la mancanza di protezione sociale e il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

L’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato le conclusioni della commissione sottolineando il problema dell’organizzazione della risposta sanitaria. Il medico ha parlato di una preparazione insufficiente dal punto di vista operativo e della necessità di affrontare una nuova emergenza non soltanto con strumenti scientifici, ma anche con strutture capaci di reagire rapidamente.

La lezione del Covid e il ruolo della fiducia nei vaccini

La Commissione NUS-Lancet PRIME è nata nel 2023 dalla collaborazione tra la National University of Singapore e la rivista The Lancet con l’obiettivo di studiare nuovi modelli di preparazione alle pandemie. Il gruppo di lavoro ha analizzato anche il ruolo delle condizioni sociali che possono aumentare i rischi durante una crisi, come abitazioni non adeguate, esclusione dai servizi sanitari e difficoltà nel ricevere informazioni affidabili.

La ricerca ha esaminato anche l’effetto della fiducia nei vaccini: interventi capaci di aumentare l’adesione della popolazione potrebbero evitare ulteriori 1,9 milioni di morti nello scenario simulato. Per gli autori del rapporto, la preparazione a una pandemia richiede quindi interventi che colleghino ricerca, sistemi sanitari, protezione sociale e capacità delle istituzioni di raggiungere le persone prima e durante un’emergenza.

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