Tedros all'Onu: la prossima pandemia è questione di quando, il mondo non è ancora pronto

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Redazione Salute Redazione Salute   -   «La prossima pandemia è una questione di quando, non di se». Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito l'avvertimento il 25 settembre a New York, intervenendo all'Incontro di Alto Livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicato alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie.

Il ragionamento di Tedros parte da lontano. Nel 2017, poco dopo la sua elezione alla guida dell'Oms, alla Columbia University gli fu chiesto se il mondo fosse pronto per la prossima pandemia.

«La mia risposta fu no», ha ricordato. Due anni dopo arrivò il Covid-19 e quella valutazione si rivelò drammaticamente accurata. La pandemia, ha spiegato il direttore generale, ha causato più di 20 milioni di morti in eccesso e ha sottratto oltre 10.000 miliardi di dollari all'economia globale. Un bilancio che pesa ancora sulle casse dei sistemi sanitari e sulle priorità politiche dei governi.

Le iniziative varate dopo l'emergenza Covid

Durante e dopo la crisi sanitaria, l'Oms ha messo in campo una serie di strumenti per rendere il mondo più sicuro. Tra questi figurano il Pandemic Fund con la Banca Mondiale, il centro per l'intelligence su pandemie ed epidemie a Berlino, il programma di trasferimento della tecnologia mRNA in Sudafrica, il BioHub in Svizzera per la condivisione dei campioni di patogeni e il Global Health Emergency Corps per rafforzare la capacità di risposta internazionale.

Sul fronte normativo, gli Stati membri hanno adottato due anni fa un pacchetto di emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, entrato in vigore lo scorso settembre, e l'anno scorso hanno approvato l'Accordo sulle Pandemie. Un passaggio che Tedros ha definito «storico», perché in un mondo diviso i paesi hanno trovato un terreno comune per un obiettivo condiviso.

Resta però un tassello mancante: il sistema di accesso ai patogeni e condivisione dei benefici, noto come Pabs, ancora in fase di negoziato. Tedros ha esortato i delegati a completarlo al più presto, perché senza di esso l'Accordo sulle Pandemie non può avviare il processo di ratifica ed entrare in vigore come legge internazionale.

Il direttore generale ha anche respinto le accuse secondo cui l'accordo lederebbe la sovranità nazionale: sono stati proprio gli Stati sovrani a negoziarlo e adottarlo, ha precisato, perché hanno riconosciuto che le pandemie non rispettano i confini e che la migliore difesa non è l'isolamento ma la cooperazione.

Ebola in Congo, il promemoria sul campo

Mentre i leader discutevano a New York, l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo offriva una dimostrazione concreta della fragilità delle difese globali. Il focolaio è causato dal virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini né terapie approvate, e si sviluppa in una regione segnata da conflitti e sfollamenti di massa. L'Oms ha valutato il rischio molto alto a livello nazionale e alto a livello regionale, mantenendolo basso a livello globale.

Nelle settimane precedenti l'incontro, il direttore generale aveva riferito di oltre 900 casi sospetti e più di 220 decessi sospetti legati al virus, con la conferma di casi anche in Uganda. Non si tratta di un'emergenza pandemica, ma di un promemoria di quanto possa essere rapida e imprevedibile la comparsa di una minaccia infettiva.

La dichiarazione politica adottata dai leader all'Onu elenca una serie di impegni concreti: costruire e rafforzare le capacità locali e nazionali, investire in sistemi sanitari resilienti, accrescere la fiducia nei confronti delle istituzioni di sanità pubblica, promuovere il coinvolgimento delle comunità e garantire solidarietà ed equità nell'accesso a prodotti, strumenti e risorse.

Il presidente dell'Assemblea generale, Khalilur Rahman, ha ricordato che non si può cancellare il Covid-19 dalla memoria collettiva e che la preparazione non può essere un dispositivo temporaneo da attivare solo quando scoppia una crisi. Il segretario generale dell'Onu, António Guterres, in un messaggio letto dalla vice Amina Mohammed, ha sintetizzato il principio che sta alla base di ogni sforzo: «Nessun paese può proteggersi da solo».

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