Iran, Trump: “Non userò l’atomica”. Spagna fuori dalla Nato? Lo stop a Londra sulle Falkland

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tracciato una linea chiara – forse la più netta da quando è tornato alla Casa Bianca ormai da oltre un anno – riguardo alla crisi con l’Iran: niente ordigni nucleari, ma una pressione convenzionale senza precedenti. “Non userò l’arma atomica – ha dichiarato il tycoon – perché non serve. Abbiamo il pieno controllo dello Stretto di Hormuz”. Una frase, quest’ultima, che non è retorica: secondo fonti citate dalla Cnn, i piani militari statunitensi prevedono attacchi mirati proprio su Hormuz nel caso in cui la tregua saltasse. Intanto, il capo della Casa Bianca ribadisce la sua strategia negoziale, pur senza fretta: “Voglio un grande accordo, non ho fretta. In Vietnam siamo rimasti 18 anni”.

Il calendario, però, incombe. Il primo maggio segnerà il sessantesimo giorno dall’inizio delle ostilità e, come prevede la Costituzione americana, il presidente dovrà ottenere il via libera del Congresso per proseguire. Un’unica eccezione è contemplata: una proroga di trenta giorni, concessa esclusivamente per riportare a casa le truppe. Nessuna possibilità, dunque, di allungare il conflitto senza un’approvazione legislativa. Nel frattempo, l’amministrazione ha inviato l’inviato Steve Witkoff a Islamabad, dove è atteso anche il ministro degli esteri iraniano Araghchi. Non siederà più al tavolo, invece, il presidente del Parlamento Ghalibaf, che avrebbe lasciato per dissidi interni alla delegazione di Teheran.

Il nodo Hormuz e il blocco navale

Washington mantiene intanto un blocco navale nello Stretto, con ventinove navi già fermate. Una dimostrazione di forza che accompagna l’apertura al dialogo: “L’Iran farà un’offerta per soddisfare le richieste Usa”, ha assicurato lo stesso Trump. Ma il quadro internazionale si complica su altri fronti. Mentre l’asse negoziale si sposta in Pakistan – con un possibile nuovo round di colloqui già da lunedì, secondo quanto riferito da Axios – gli Stati Uniti studiano ritorsioni contro due storici alleati: Spagna e Gran Bretagna. Il motivo? Non avere fornito un appoggio sufficiente al conflitto contro l’Iran. L’ipotesi più concreta, filtrata da ambienti diplomatici, sarebbe la sospensione della Spagna dall’Alleanza Atlantica. Una mossa che equivarrebbe a un’espulsione di fatto, senza precedenti nella storia della Nato.

Per Londra, invece, la leva sarebbe un improvviso cambio di posizione americana sulla disputa delle isole Falkland. Un dossier ritenuto ormai sopito da decenni, ma che Trump potrebbe riaprire per colpire il Regno Unito dove meno se lo aspetta. Nessuna conferma ufficiale, per ora, ma il messaggio è chiaro: la Casa Bianca non tollera defezioni, neppure da parte dei partner storici.

Libano, l’ambasciatore israeliano: “Cessate il fuoco non è al 100%”

Mentre l’attenzione è concentrata su Teheran e Hormuz, il fronte libanese resta caldo. L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Dannon, ha dichiarato alla Cnn che la tregua in Libano “non è al 100%”. Un’ammissione che pesa come una pietra: “Devo essere sincero – ha detto Dannon – il governo libanese non ha alcun controllo su Hezbollah, che sta lanciando razzi nel tentativo di sabotare il cessate il fuoco”. Una situazione che rende fragile qualsiasi intesa, con i razzi di Hezbollah che continuano a cadere nel nord d’Israele nonostante gli accordi formali.

Le elezioni municipali in Cisgiordania e a Gaza

Sullo sfondo, un altro segnale politico importante: i cittadini palestinesi della Cisgiordania e dell’area di Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza, si sono recati alle urne sabato per le elezioni municipali. È il primo voto dopo la guerra, un appuntamento segnato da un campo politico ristretto e da una diffusa disillusione. Secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale di Ramallah, sono quasi 1,5 milioni gli elettori registrati nella Cisgiordania occupata, a cui si aggiungono 70mila persone nell’enclave di Deir el-Balah. Un’affluenza che dirà molto sullo stato d’animo di una popolazione stremata, ma che per ora resta un dato grezzo, in attesa degli scrutini.

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