Caccia alla talpa sulle telefonate segrete per la pace in Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È scoppiata a Washington una caccia alla talpa, la quale ha intercettato e poi divulgato le conversazioni riservate tra gli alti mediatori coinvolti nelle trattative per la crisi ucraina. Le rivelazioni, che hanno travolto l’establishment politico-diplomatico, riguardano nello specifico gli scambi telefonici tra Jurij Ushakov, alto consigliere del Cremlino, e Steve Witkoff, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Trump, nonché quelli, ugualmente riservati, tra Ushakov e il mediatore di Putin, Kirill Dmitriev. La Casa Bianca, come è facile immaginare, sta cercando di escludere con ogni mezzo che la fuga di notizie provenga da un “interno”, un’ipotesi che riaprirebbe vecchie ferite; un precedente che gli addetti ai lavori ricordano bene è il “caso Flynn”, quando nel 2017 furono fatte filtrare alla stampa le conversazioni dell’allora consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak, gettando l’amministrazione di allora in una crisi profonda.

Le conseguenze sulla trattativa

La pubblicazione della trascrizione dello scambio telefonico, operata da Bloomberg, ha scatenato una bufera politica di notevole entità, la quale rischia di minare alla base la credibilità dell’intero processo negoziale. Mentre si parla incessantemente di pace, la guerra in Ucraina prosegue da quasi quattro anni, perpetuando un ciclo di distruzione e di morte che appare ormai infinito e lasciando la popolazione civile in una condizione umanitaria sempre più precaria. La telefonata tra Witkoff e Ushakov, stando a quanto si apprende, avrebbe indebolito il piano di pace per l'Ucraina, sollevando dubbi sulle reali intenzioni dei negoziatori e alimentando sospetti di ogni tipo.

Il trappolone e i sospetti sui servizi

Alcuni osservatori, come il “Guardian”, hanno evocato lo zampino di agenzie di intelligence, ipotizzando un coinvolgimento della Cia o, in alternativa, dei servizi segreti ucraini; questi ultimi, non è un mistero, hanno incrociato gli 007 russi su terreni di scontro internazionali, come ad Abu Dhabi. La divulgazione delle intercettazioni è stata definita da più parti un vero e proprio “trappolone”, architettato con l’obiettivo preciso di sabotare i fragili tentativi di pace in corso. La rivelazione che il mediatore americano, atteso al Cremlino, fornisse consigli a Mosca ha creato un putiferio, al punto che da alcune frange politiche è arrivata la richiesta di “cacciare Witkoff” con l’accusa di aiutare Putin.

L’ombra sulla diplomazia

Resta dunque, come punto cruciale ancora tutto da chiarire, l’identità di chi ha materialmente diffuso quelle registrazioni e, soprattutto, il fine per cui lo ha fatto. Le manovre diplomatiche, che pure andavano avanti tra mille difficoltà, potrebbero ora trovarsi davanti a uno scoglio insormontabile, rappresentato proprio dalla mancanza di fiducia generata da questo episodio. L’attenzione internazionale rimane alta su un conflitto che continua a mietere vittime, mentre le speranze di una soluzione appaiono, oggi più di ieri, appese a un filo.

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