La famiglia nel bosco, Catherine in lacrime: “I bambini vivono nel terrore e io non posso proteggerli”
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Redazione Interno
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Dopo un silenzio durato mesi, Catherine Birmingham, la madre dei tre bambini della cosiddetta “famiglia del bosco” di Palmoli, è tornata a parlare in pubblico, e lo ha fatto con il volto segnato dalle lacrime e la voce rotta dall’emozione. La donna, intercettata dai microfoni della trasmissione “La Vita in Diretta” all’uscita dalla terza seduta peritale con la psichiatra Simona Ceccoli, ha rotto gli argini di un dolore che definire contenuto appare ormai un eufemismo, scaraventando nell’etere parole cariche di un’angoscia che appare palpabile. La sua immagine, immortalata mentre lascia lo studio professionale dell’Aquila, racconta di una madre che si sente derubata non solo della quotidianità con i suoi figli, ma della stessa possibilità di adempiere a quel ruolo primordiale che è la protezione notturna, quel momento, cioè, in cui le paure dei piccoli emergono e necessitano di una figura amorevole al fianco. “Mi sento male, i bambini stanno vivendo nel terrore e nella paura e io non li posso proteggere, specialmente di notte”, ha dichiarato la donna, visibilmente provata al termine di un incontro che avrebbe dovuto valutare, attraverso test e colloqui, le sue capacità genitoriali -1.
Il dramma notturno dei minori e la lontananza forzata
Le dichiarazioni rilasciate da Catherine, riprese anche dal programma “Dentro la notizia”, gettano una luce cruda e sofferta sulle conseguenze psicologiche che l’allontanamento, disposto dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila lo scorso 20 novembre, sta provocando nei tre fratelli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei -1. La madre non parla di generiche mancanze, ma di un terrore specifico che si acuisce al calare della sera, quello stesso terrore che un genitore, anche nel più spoglio dei rifugi nel bosco, dovrebbe poter lenire con una carezza o una parola sussurrata. È un grido che denuncia l’impotenza di vedere i propri figli sprofondare in un vortice di paura senza poter intervenire, un’impotenza che la stessa Catherine definisce come la causa primaria della sua sofferenza: “Sto soffrendo tantissimo, non è giusto. La cosa che mi fa più soffrire è il terrore, la paura dei bimbi” -1.
A supportare la tesi di un disagio profondo nei minori è intervenuto nei giorni scorsi anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte della coppia, il quale non ha esitato a definire la situazione dei bambini come un progressivo peggioramento dovuto alla deprivazione genitoriale -1. Cantelmi, al termine della stessa seduta a cui ha fatto seguito lo sfogo di Catherine, ha espresso forti perplessità sulle modalità con cui vengono condotti gli accertamenti, sottolineando come il vero bene dei piccoli, a suo avviso, risiederebbe in una rapida riunificazione familiare. Non solo i genitori, del resto, lamentano il trauma del distacco: la sorella di Catherine, Rachael, giunta dall’Australia insieme alla madre per stringersi attorno alla famiglia, aveva in precedenza descritto la struttura protetta che ospita i nipoti come una sorta di “galera”, alimentando ulteriormente il clima di tensione e di scontro tra la famiglia e i servizi sociali -2.
Le procedure giudiziarie e il ruolo della perizia psichiatrica
Le lacrime di Catherine e le accuse del perito di parte si inseriscono in un quadro procedurale complesso e delicato, che vede al centro la perizia affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, nominata proprio dal Tribunale per i Minorenni con l’incarico specifico di accertare le capacità genitoriali della coppia anglo-australiana. La terza seduta, quella appena conclusasi, aveva l’obiettivo di completare la somministrazione di alcuni test, un iter che, a detta di Cantelmi, non è stato possibile portare a termine a causa di alcune criticità organizzative che i legali non escludono di voler contestare nelle sedi opportune -1. Il calendario delle valutazioni, va detto, prosegue ora il suo corso: è prevista una quarta seduta per i genitori e, a seguire, per i giorni del 6 e 7 marzo, saranno gli stessi bambini a dover sostenere un colloquio con la specialista, un passaggio che si annuncia come cruciale e che si svolgerà verosimilmente all’interno della casa famiglia che li ospita da mesi -3.
Parallelamente all’iter peritale, la difesa della coppia, rappresentata dagli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, continua a portare avanti una battaglia legale che contesta aspramente l’operato dei servizi sociali e dell’assistente sociale incaricata, arrivando a presentare un esposto per chiederne la revoca -4. Le accuse mosse dai legali sono pesanti e riguardano presunte violazioni del codice deontologico, un linguaggio giudicato inaccettabile e denigratorio nelle relazioni ufficiali, nonché la gestione di alcuni episodi, come la presenza delle forze dell’ordine durante le visite, ritenuta dai difensori una inutile e dannosa spettacolarizzazione -7. Al centro di questa complessa vicenda giudiziaria, dunque, non vi è solo la sofferenza di una madre, ma un vero e proprio braccio di ferro tra due visioni contrapposte della tutela minorile. Da un lato, i genitori e i loro consulenti, che invocano il diritto dei bambini a crescere con i propri genitori, dall’altro, le istituzioni, chiamate a vigilare su uno stile di vita atipico, quello nel bosco, che, pur in assenza di violenza o abusi, è stato ritenuto pregiudizievole per la crescita e la socializzazione dei tre minori.




