Thailandia e Cambogia, il Gripen nel mirino: la guerra riaccende la disputa sul tempio di Preah Vihear
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Redazione Esteri
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L’escalation militare tra Thailandia e Cambogia, scoppiata il 24 luglio dopo settimane di tensioni latenti, ha segnato il debutto operativo del cacciabombardiere Saab JAS-39 Gripen, impiegato dalla Royal Thai Air Force in missioni di precisione oltre il confine. Due esemplari della flotta, affiancati da altrettanti F-16A/B, hanno colpito obiettivi cambogiani nel terzo giorno di scontri, mentre Bangkok accusava Phnom Penh di aver violato il cessate il fuoco appena dichiarato. "Nella zona di Phu Makua – ha denunciato il vice-portavoce militare Ritcha Suksuwanon – i disordini sono stati provocati dalla controparte".
L’accordo, mediato dalla Malesia e annunciato a Kuala Lumpur dal premier ad interim thailandese Phumtham Wechayachai e dall’omologo cambogiano Hun Manet, avrebbe dovuto porre fine alle ostilità "incondizionatamente". Ma le accuse reciproche hanno lasciato poco spazio alla tregua. Fonti thailandesi sostengono che i combattimenti siano proseguiti "in più punti", nonostante Phnom Penh abbia smentito categoricamente: "Nessuno scontro armato", ha replicato il ministero della Difesa cambogiano. Intanto, il bilancio provvisorio parla di almeno 33 vittime e migliaia di sfollati.
All’origine del conflitto, il riaccendersi della secolare disputa sul tempio di Preah Vihear, situato al confine e assegnato alla Cambogia nel 1962 dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. La scintilla è scattata a maggio, quando un militare cambogiano è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco, riaprendo ferite mai sanate. Quella che era una contesa territoriale si è trasformata in una prova di forza, con Bangkok che ha schierato i suoi Gripen – acquistati dalla Svezia nel 2008 – in un teatro operativo reale per la prima volta.




