Il crac di Popolare Bari, 122 milioni di risarcimento per gli ex vertici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una sentenza che chiude, almeno in primo grado, un capitolo doloroso per la finanza del Mezzogiorno: undici ex amministratori, tre ex sindaci e la società di revisione PricewaterhouseCoopers sono stati condannati al risarcimento di 122 milioni di euro, cifra che quantifica il danno subito dall’attuale Banca del Mezzogiorno, erede dell'istituto fondato nel 1960. Il tribunale civile di Bari, nella ricostruzione giudiziaria, ha delineato una gestione definita «imprudente», protrattasi per anni, la quale, dopo un periodo di espansione che ne aveva fatto il primo gruppo creditizio del Sud, ne ha determinato il dissesto. La banca, che per oltre trent’anni ha visto al suo vertice Marco Jacobini, è stata infatti amministrata, secondo la corte, in modo tale da causare un vero e proprio crac, il cui conto viene ora presentato a coloro che ne erano ai comandi.

I protagonisti della vicenda giudiziaria

Al centro della tempesta finanziaria, oltre alla società di revisione, si trovano in particolare Marco Jacobini, dominus incontrastato della banca per decenni, e suo figlio Gianluca, che ricopriva il ruolo di vicedirettore generale. La sentenza, la cui portata è per ora confinata al primo grado di giudizio, individua in loro, e negli altri imputati, i responsabili delle scelte che hanno portato al tracollo, scelte che hanno trasformato un’istituzione storica in un caso di cronaca nera economica, i cui risvolti giudiziari hanno tenuto banco a lungo. La condanna, come spesso avviene in simili procedimenti, rappresenta il tentativo di sanare, per via pecuniaria, le conseguenze di una crisi le cui radici affondano in una conduzione giudicata colpevole.

La metamorfosi dell'istituto di credito

L'ente che oggi incasserà, almeno sulla carta, l’ingente somma è un soggetto profondamente mutato rispetto al passato. La Banca del Mezzogiorno, infatti, controllata da Mediocredito Centrale, è l’esito di una radicale trasformazione d’assetto proprietario e di nome, nata proprio dalle ceneri della vecchia Popolare di Bari. Quel passaggio, resosi necessario per arginare la crisi e preservare una presenza creditizia nel territorio, segna il distacco da un’epoca caratterizzata dal controllo della famiglia Jacobini, iniziato con il fondatore Luigi e proseguito con i suoi discendenti, fino alla gestione finita sotto la lente dei giudici. Una pagina di storia finanziaria locale si è dunque chiusa, lasciando il posto a una nuova entità chiamata a operare con diversi parametri.

Il quadro definito dalla sentenza

La decisione del tribunale barese, senza addentrarsi in dettagli espliciti sulle singole condotte, delinea un quadro di responsabilità collettiva e diffusa, estesa a tutti gli organi di controllo e di revisione che avrebbero dovuto vigilare. La cifra del risarcimento, impressionante, riflette l’entità delle perdite accumulate e la gravità delle imputazioni. La vicenda, che dalla gestione delle stanze di comando è approdata nelle aule di giustizia, mostra come le scelte di pochi possano riverberarsi sulle sorti di un’intera istituzione, costringendola a un doloroso processo di rinascita sotto nuove insegne, mentre il conto dei presunti errori viene saldato in tribunale.

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