Italia, economia sommersa oltre i 170 miliardi: cosa propone la ricerca per rafforzare la legalità
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Redazione Economia
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Nel panorama economico nazionale, un’ombra persistente si allunga per oltre 170 miliardi di euro l’anno, cifra che quantifica un’evasione fiscale perlopiù riconducibile, stando alle analisi, al versante del lavoro autonomo e che si intreccia, in un circolo vizioso, con la corruzione. Quest’ultima, come evidenziano gli studi, rimane un freno allo sviluppo, minando le basi stesse della competitività e della fiducia nel sistema Paese. È in questo contesto, del resto, che assume rilievo il lavoro accademico volto a tradurre modelli teorici in strumenti concreti, come quelli sviluppati dal progetto di ricerca Tec, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dall’Università di Macerata in collaborazione con gli atenei di Catania e Urbino.
L’indagine accademica e gli strumenti concreti
I risultati del progetto, raccolti in una pubblicazione scientifica internazionale, sono stati illustrati nel corso di un convegno dalla coordinatrice Elisabetta Michetti, ponendo l’accento sulla necessità di bilanciare deterrenza e semplificazione. La ricerca, infatti, non si limita a fotografare un fenomeno ampio e stratificato, bensì avanza proposte operative fondate su due pilastri: la certezza dei controlli e la promozione degli adempimenti spontanei. Un dato su tutti, emerso dalle analisi, restituisce la dimensione della sfida: per una piccola impresa italiana la probabilità di essere sottoposta a verifica fiscale si attesta, infatti, attorno a una percentuale esigua, stimabile nel 3%.
Il paradosso del contribuente italiano nel confronto internazionale
Contro una narrazione spesso dominante, che dipinge una diffusa inadempienza, gli studi evidenziano un paradosso tutto italiano. Gli italiani, complessivamente considerati, sono infatti grandi pagatori di imposte, collocandosi ai vertici delle classifiche internazionali per pressione fiscale effettiva, prossima al 43%. Coloro che ci superano in questa graduatoria, come sottolineano i ricercatori, beneficiano generalmente di servizi pubblici dalla qualità percepita come più elevata: elemento, questo, che suggerisce come una correzione del carico tributario in relazione all’efficienza della spesa pubblica potrebbe addirittura rafforzare tale primato.
La priorità di un cambio di paradigma
Il quadro che emerge, pertanto, non è soltanto quello di un’emergenza da contrastare con maggiori controlli, sebbene una bassa probabilità di ispezione possa involontariamente incoraggiare comportamenti elusivi. La sfida vera, come indicato dalle ricerche, risiede nella costruzione di un ecosistema in cui la compliance fiscale sia percepita non come un mero obbligo, bensì come una scelta conveniente e ragionevole, sostenuta da una pubblica amministrazione più efficiente e da normative chiare. È questa la direzione verso cui si muovono le proposte di intervento, le quali, pur nella loro complessità tecnica, puntano a un obiettivo semplice nella sua enunciazione ma ambizioso nella realizzazione: trasformare la cultura della legalità da principio astratto in pratica economica quotidiana.




