Referendum 8-9 giugno, Conte critica Parolin: "Chi non vota sminuisce la democrazia"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre si avvicinano le giornate di voto per i referendum abrogativi sull’articolo 18 e sulle norme relative ai licenziamenti, Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, non ha usato mezzi termini nel commentare la scelta del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, di non recarsi alle urne. «Quando lo dice chi ha responsabilità, è come se dicesse: “Statevene buoni”», ha affermato, sottolineando come la democrazia sia «un concetto che va alimentato ogni giorno». Per Conte, la partecipazione attiva, anche attraverso il voto, rappresenta un dovere civico, mentre l’astensione di figure influenti rischia di trasmettere un messaggio di disimpegno.
I due quesiti principali su cui si voterà l’8 e il 9 giugno – il primo sul reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, il secondo sull’estensione delle tutele nelle piccole imprese – riportano in auge temi che affondano le radici nello Statuto dei Lavoratori del 1970. Un ritorno al passato, come lo ha definito qualcuno, ma che per i promotori del referendum rappresenta una necessità per contrastare quella che considerano un’erosione progressiva dei diritti.
Nonostante l’importanza della posta in gioco, l’interesse degli elettori sembra tiepido. Come ha osservato il sindaco di Bisignano, Francesco Fucile, «Sì o no, bisogna comunque esercitare il diritto di voto». Eppure, i dibattiti pubblici stentano a coinvolgere i cittadini: le sale sono spesso semivuote, con un numero di relatori che supera quello degli spettatori. Un dato che riflette una tendenza più ampia, quella del distacco dalla politica istituzionale, ma che in questo caso potrebbe avere conseguenze concrete, dato che il quorum del 50%+1 è requisito indispensabile per la validità del risultato.




