Omicidio a Monserrato, 23enne ucciso con un colpo di pistola al petto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte a Monserrato, ventimila anime nell’hinterland cagliaritano, si è squarciata attorno alla mezzanotte. Un ragazzo di appena 23 anni, Leonardo Mocci, muratore residente a Villacidro, sessanta chilometri più in là, è stato raggiunto da un unico, fatale colpo di pistola al petto. Un proiettile che, secondo le prime sommarie informazioni fornite dagli inquirenti, gli avrebbe letteralmente squarciato il cuore, causandone il dissanguamento in pochi istanti, tra i parcheggi di una piazzetta secondaria, quella di piazza Settimio Severo.

Sul posto, dove la vittima è crollata senza più rialzarsi, sono accorsi in pochi minuti i carabinieri della compagnia di Quartu e i colleghi del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cagliari, insieme a un’ambulanza del 118. I medici, nonostante i loro tentativi prolungati di rianimare il giovane, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso; nessuna manovra di rianimazione, in quelle condizioni, sarebbe stata sufficiente a scongiurare l’evidente dissanguamento.

Una serata tra amici e poi lo sparo

Secondo una prima ricostruzione degli eventi, alla quale hanno lavorato i militari nelle ore immediatamente successive al delitto, Mocci aveva trascorso la serata in un appartamento che si affaccia proprio sul cortile contiguo alla piazza, in compagnia di un gruppo di giovani. Il gruppetto, stando alle testimonianze raccolte, sarebbe rimasto all’interno dell’abitazione fino almeno a mezzanotte; poi, insieme, sarebbero scesi in strada. Ed è proprio lì, in quella discesa verso l’asfalto e le auto in sosta, che qualcosa – o qualcuno – ha deviato il corso normale della loro nottata.

Un testimone, la cui identità non è stata resa nota per ragioni di sicurezza, ha riferito ai carabinieri di aver visto «una macchina allontanarsi a tutta velocità» subito dopo lo sparo. Un dettaglio, quest’ultimo, che per gli investigatori potrebbe rivelarsi cruciale: non tanto per la fuga in sé, quanto per capire se si sia trattato di un agguato premeditato o di un’esplosione improvvisa di violenza nel corso di un litigio.

Pista del regolamento di conti, al vaglio degli inquirenti

I militari, in queste ore, non escludono nessuna ipotesi, anche se quelle che circolano con maggiore insistenza tra i primi elementi raccolti sono tre: una lite degenerata, un debito non onorato o, più verosimilmente data la dinamica, un regolamento di conti. Il fatto che il colpo sia stato esploso da distanza ravvicinata e abbia centrato in pieno il torace – un bersaglio preciso, non un colpo sparato a caso – suggerisce una volontà omicida chiara, non una rissa finita male.

Alcuni giovani, quelli che avevano trascorso la serata con Mocci, sono stati accompagnati in caserma per essere sentiti a lungo dagli inquirenti. Nessuno di loro, al momento, risulta fermo o indagato; si tratta di persone ascoltate come testimoni chiave, nella speranza che qualcuno di loro abbia visto o sentito particolari utili a orientare le indagini. I loro racconti, inevitabilmente frammentari e filtrati dallo choc di quanto accaduto, verranno incrociati con le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, se esistenti.

L’appartamento setacciato e gli oggetti scomparsi

Parallelamente agli interrogatori, gli specialisti del Nucleo investigativo hanno passato al setaccio l’appartamento dove il gruppo si era riunito prima del delitto. Cercano tracce – impronte digitali, residui di polvere da sparo, macchie di sangue – ma anche oggetti o capi di abbigliamento che potrebbero essere stati portati via frettolosamente dopo lo sparo. Un dettaglio, quest’ultimo, che emerge dalle prime verifiche: qualcuno potrebbe aver rimosso qualcosa dalla scena del crimine o dall’abitazione stessa, un comportamento che di per sé non costituisce reato ma che, in contesti come questo, assume il peso di un possibile indizio.

Il cadavere del giovane muratore, residente a Villacidro, è stato traslato all’istituto di medicina legale per l’esame autoptico, che dovrà confermare la natura del proiettile e la traiettoria esatta. Un atto dovuto, in queste procedure, che potrebbe fornire agli inquirenti elementi balistici fondamentali per risalire all’arma utilizzata e, da lì, al suo proprietario o custode. La comunità – per usare un termine che qui evitiamo – resta in attesa, ma i fatti parlano chiaro: un ragazzo di 23 anni è morto in strada per un colpo al petto, e i carabinieri della provincia di Cagliari hanno davanti a sé una lunga, complessa partita da giocare.

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