Treviglio, bufera sulla consigliera FdI: "Sei incinta, dimettiti"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La politica locale di Treviglio, comune della bergamasca, è stata scossa da una polemica che ha travalicato i confini regionali, attirando l’attenzione sui temi della maternità e della partecipazione istituzionale. Al centro del caso, le dichiarazioni della consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Silvia Colombo, che durante la discussione di una mozione presentata dal Pd ha sostenuto che, in caso di gravidanza, le donne dovrebbero dimettersi dal proprio incarico. Una posizione che ha suscitato reazioni accese, non solo per il contenuto delle parole, ma anche per il contesto in cui sono state pronunciate.
La mozione in questione, proposta dalla capogruppo del Partito Democratico Matilde Tura, chiedeva l’attivazione dello streaming per permettere a donne in gravidanza a rischio e a neogenitori di seguire i lavori del Consiglio comunale da remoto. Una richiesta che, sebbene apparentemente semplice, ha diviso l’aula, portando alla bocciatura del testo. Non è stata però la decisione in sé a scatenare la bufera, quanto piuttosto le affermazioni della consigliera Colombo, che ha legato la maternità all’idea di dimissioni, sostenendo implicitamente che una donna incinta non possa conciliare il proprio ruolo istituzionale con la gravidanza.
Le parole della consigliera, che hanno fatto riferimento a una presunta incompatibilità tra maternità e impegno politico, hanno generato un dibattito acceso, amplificato dal fatto che, nello stesso partito di Fratelli d’Italia, una donna al nono mese di gravidanza ricopre attualmente il ruolo di assessore al Bilancio e vicepresidente del partito a Bergamo. Una contraddizione che non è passata inosservata, alimentando ulteriormente le critiche verso le dichiarazioni di Colombo.
Lo stesso partito, d’altronde, ha preso le distanze dalle affermazioni della consigliera, sottolineando che la posizione espressa non rappresenta la linea ufficiale di Fratelli d’Italia. In un comunicato, il circolo di Treviglio ha precisato che la contrarietà alla mozione non era dettata da una chiusura verso le esigenze delle donne in gravidanza, ma da considerazioni di carattere tecnico e regolamentare. Tuttavia, il danno era ormai fatto, e le parole di Colombo hanno continuato a rimbalzare sui social e nelle discussioni pubbliche, diventando simbolo di una visione che molti hanno giudicato anacronistica.
La vicenda, oltre a sollevare interrogativi sulla compatibilità tra maternità e cariche istituzionali, ha riportato l’attenzione sulle difficoltà che molte donne affrontano nel conciliare vita professionale e familiare. Un tema che, nonostante i progressi degli ultimi decenni, continua a essere oggetto di dibattito, soprattutto in contesti come quello politico, dove la presenza femminile è spesso ancora minoritaria.




