Sciopero alla Fenice, Di Marco: "Si torni al dialogo col sindacato"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La serata inaugurale dell'opera "Wozzeck" di Alban Berg, che avrebbe dovuto segnare il culmine e la conclusione della Stagione Lirica al Teatro La Fenice, è stata cancellata a causa di uno sciopero proclamato dalle rappresentanze sindacali, le quali, con questo gesto, intendono protestare contro la nomina di Beatrice Venezi a futura direttrice musicale stabile, il cui incarico è previsto a partire dall'autunno del 2026. L'astensione dal lavoro, che comporta per il personale la perdita della retribuzione per la giornata, è stata indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials territoriali con le rispettive Rsu e Rsa, paralizzando di fatto il teatro e privando il pubblico dell'atteso evento. Una parte dei lavoratori, tuttavia, ha organizzato un'iniziativa pubblica alternativa, un concerto-assemblea in Piazza Sant'Angelo, per esporre le proprie ragioni direttamente alla cittadinanza, sottolineando come la richiesta di eccellenza artistica costituisca, dal loro punto di vista, un dovere e non una colpa.
Le ragioni della protesta
All'origine della vertenza, che ormai da settimane attraversa il mondo del teatro, non vi è soltanto la figura della direttrice designata, ma anche, e forse soprattutto, le modalità con le quali la sua nomina è stata portata a termine dal sovrintendente. I sindacati e una parte delle maestranze contestano aspramente il metodo, giudicato poco trasparente e definito da alcuni come un'imposizione dall'alto, che avrebbe ignorato il fondamentale contributo del dialogo con chi, quotidianamente, rende possibile la vita del teatro. Questa rigidità, si sostiene, rischierebbe di minare la qualità e l'eccellenza che un'istituzione come La Fenice è tenuta a garantire, trasformando una scelta di merito in un conflitto che finisce per danneggiare l'immagine stessa del teatro e il suo pubblico.
La posizione del sovrintendente
Dal canto suo, il sovrintendente ha scelto un profilo riservato, dichiarando di non rispondere più a nessuno nel tentativo di abbassare i toni di una polemica giudicata ormai estrema. Ha difeso la scelta artistica, affermando che richiedere standard elevati non può essere considerato un reato, mentre le critiche continuano a concentrarsi sul processo di selezione, accusato di ostruzionismo ideologico e di delegittimare, con le sue dinamiche, non solo la figura scelta ma l'intero tessuto lavorativo e il rapporto con la platea. La situazione appare così bloccata, con le parti che sembrano parlarsi addosso senza trovare un punto d'incontro.
Le ripercussioni immediate e l'appello
Le conseguenze dello sciopero si fanno sentire ben oltre la cancellazione di una prima, toccando un nervo scoperto della vita culturale veneziana. Sono già stati annunciati, da alcuni abbonati, mancati rinnovi per le stagioni future, un segnale d'allarme che i lavoratori hanno colto lanciando un appassionato appello affinché non si voltino le spalle al teatro, definito un patrimonio di chi lo fa vivere e di chi lo frequenta. L'episodio, al di là delle specifiche posizioni, rivela una frattura profonda che chiama in causa il governo di un'istituzione culturale, il suo futuro e la necessità di ricucire un rapporto di fiducia che appare seriamente compromesso.




