La Fenice, sciopero e concerto di protesta: mille in campo con l'orchestra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un «abbraccio» di quelli che, per la sua intensità e partecipazione, rimarrà di sicuro nella memoria di chi c’era, sigillando per due ore, venerdì in campo Sant’Angelo a Venezia, una vicinanza palpabile tra La Fenice e il suo pubblico, che di abbonati, appassionati e semplici cittadini ne ha radunati a migliaia. Dopo tre minuti di silenzio, osservato per commemorare i carabinieri tragicamente scomparsi, le note dell’Inno di Mameli, del Va’ Pensiero, dell’aria struggente della Cavalleria Rusticana e dei violini in omaggio a Vivaldi hanno riempito la piazza, mentre le maestranze del teatro spiegavano le ragioni che le avevano spinte a proclamare lo sciopero per la prima del *Wozzeck* di Berg, optando invece per un’assemblea pubblica all'aperto, dove l’ira per la nomina di Beatrice Venezi a Direttore musicale è risuonata alta e chiara.

L'ira dei musicisti e il sostegno del pubblico

«Sconvolti dalla nomina di Venezi», hanno dichiarato i rappresentanti, mentre dagli strumenti usciva tutta la protesta di un’orchestra che si sente scavalcata nelle decisioni più cruciali, con uno di loro, Mazzi, tuonando contro quella che è stata definita una scelta «senza rispetto». Il pubblico, dal canto suo, ha risposto con applausi scroscianti al messaggio dei musicisti, unendosi al coro di disapprovazione con qualcuno che, tra la folla, ha esclamato: «Che vada a dirigere a Sanremo!», a sottolineare una frattura che va ben oltre le semplici polemiche di routine. Se la prima di *Wozzeck* è stata dunque cancellata a causa della protesta, la recita successiva, in programma per il pomeriggio seguente, è andata in scena regolarmente, sebbene i dipendenti abbiano mantenuto fermo lo stato di agitazione, contestando non tanto la persona in sé, quanto le modalità con cui l’incarico per il triennio 2026-2030 è stato assegnato.

Le ripercussioni sui cantanti lirici

Dalla parte opposta, però, emergono le voci di chi, nello sciopero, ha subito un danno economico diretto e immediato. Assolirica, l’associazione nazionale degli artisti della lirica, ha infatti evidenziato la situazione precaria dei lavoratori a partita Iva, i quali, in caso di astensione dal lavoro, si ritrovano regolarmente a pagare il prezzo più alto, perdendo una giornata di retribuzione senza alcun tipo di indennizzo o tutela. Mentre gli orchestrali riempivano la piazza con la loro musica di protesta, i cantanti lirici, danneggiati dalla cancellazione, denunciavano dunque le conseguenze di un'azione che, sebbene mossa da legittime rivendicazioni, finisce per colpire chi opera con contratti atipici e senza la sicurezza di un salario fisso.

Una contestazione che supera le solite polemiche

C’è un momento, nella vita pubblica, in cui la contestazione di una nomina smette di essere la solita manfrina tra schieramenti politici opposti — con le reciproche accuse di clientelismo, che, francamente, annoiano — e assume i contorni di un malessere più profondo, radicato nelle viscere di un’istituzione. La pratica di piazzare i propri uomini di fiducia, del resto, è un’abitudine che ha attraversato trasversalmente gli esecutivi, di qualsiasi colore, come dimostrano gli elenchi, stracolmi, dei vertici di teatri stabili, aziende pubbliche e uffici legislativi, per non parlare della Rai, che rappresenta quasi l’esempio minore in un panorama di nomine spesso discusse. Quello che accade alla Fenice, quindi, sembra trascendere la semplice polemica sull’ennesimo “amico” messo al posto giusto, toccando invece il tema, più spinoso, del metodo e della partecipazione, o della sua mancanza, nelle scelte che riguardano il futuro artistico di un teatro simbolo.

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