Venezi, la protesta alla Fenice sfida in un concerto e le voci si rincorrono
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La tensione che serpeggia attorno al palcoscenico del Gran Teatro La Fenice di Venezia, la cui origine risiede nella contestata nomina di Beatrice Venezi alla carica di direttrice musicale, sembra destinata a non placarsi, trovando anzi una nuova forma di espressione che coinvolge direttamente la città. Una parte dei lavoratori del teatro, dopo aver dato vita a un gesto simbolico di protesta in occasione della prima del "Wozzeck", concluderà idealmente la propria azione il 17 ottobre, giorno in cui è stato proclamato uno sciopero. L’intento di quell’iniziativa, che si configura come una manifestazione-concerto aperta al pubblico, è quello di regalare comunque agli spettatori lo spettacolo che sarebbe saltato a causa dell’astensione dal lavoro; si ipotizza, per l’evento, il ricorso a uno spazio all’aperto come campo Santo Stefano, un luogo che potrebbe così trasformarsi nel palcoscenico di una disputa le cui note, pur essendo le stesse, risuonano in maniera profondamente diversa.
Le voci fuori dal coro e le correzioni di Uto Ughi
Nel dibattito, che inevitabilmente travalica le mura del teatro per approdare sulle colonne dei giornali, si inserisce nuovamente la voce del celebre violinista Uto Ughi, il quale, dopo le forti reazioni seguite a un’intervista in cui aveva mostrato comprensione per le ragioni della protesta, ha sentito la necessità di correggere il tiro. Pur riconoscendo che la direttrice è preparata, Ughi ha sottolineato come l’esperienza conti in maniera decisiva, una posizione che, se da un lato ammorbidisce le precedenti dichiarazioni, dall’altro continua a sollevare dubbi di metodo sulla scelta compiuta dalla Fondazione, vista da molti come un’operazione finalizzata a favorire le vendite e la visibilità dell’istituzione più che il suo sostrato artistico.
Il coinvolgimento di figure esterne e il silenzio della protagonista
A rendere ancor più intricato l’intreccio di voci e posizioni, contribuiscono le osservazioni di chi, come il pianista Alex Papetti, ha definito triste l’intera vicenda, auspicando che qualcuno ponga fine a quello che è apparso ormai come uno spettacolo fine a se stesso, per tornare a parlare finalmente di musica. Mentre la Venezi mantiene un riserbo che fa parlare di sé, lasciando che a rappresentarla pubblicamente sia l’avvocata Giulia Bongiorno, sembra essere giunto in suo soccorso, seppur da una posizione esterna, il dottor Eike Schmidt, già responsabile degli Uffizi di Firenze e attualmente consigliere comunale, il cui intervento aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico di relazioni e supporti che complica la ricerca di una soluzione.
Il progetto artistico pre-nomina e le radici del conflitto
Ben prima che le polemiche esplodessero, in un’intervista rilasciata nel marzo scorso e riemersa solo di recente, Beatrice Venezi aveva avuto modo di illustrare i punti cardine del suo concetto artistico e musicale, un progetto che ora rischia di rimanere in ombra, offuscato dalle proteste e dalle divisioni. Quel dialogo mancato tra la visione della direttrice, espressa in quella sede, e le istanze delle maestranze in rivolta sembra essere il cuore di una frattura che lo sciopero e il concerto alternativo del 17 ottobre non faranno che rendere più evidente, spostando la disputa dalle sale di prova a un campo veneziano, sotto gli occhi di tutti.




