Alla Fenice il Capodanno in musica è accompagnato dal gesto di protesta contro Venezi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La tradizione del concerto di Capodanno al Teatro La Fenice, un appuntamento consolidato che quest'anno ha segnato la ventitreesima edizione, si è svolta quest'anno sotto il segno di una tensione latente, ma non per questo meno manifesta. Sul podio, a guidare l'Orchestra e il Coro del teatro, è salito Michele Mariotti, accolto da un caloroso consenso del pubblico veneziano, mentre dietro le quinte e tra le fila degli artisti permaneva il conflitto per la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale. Una scelta, quella del sovrintendente Nicola Colabianchi, percepita da una parte significativa dei lavoratori come dettata più da logiche di vicinanza politica che da una valutazione strettamente artistica e meritocratica, un caso che ha scalfito, secondo il loro punto di vista, la dignità professionale di chi il palcoscenico lo vive ogni giorno.
Una spilletta bianca come simbolo di dissenso
La protesta, che ormai dura da mesi, ha trovato una sua espressione simbolica e deliberatamente silenziosa proprio durante la serata di gala trasmessa in diretta nazionale. Tecnici, coristi e orchestrali, ed è apparso significativo che tra loro ci fosse anche il direttore Mariotti, hanno indossato una spilletta di colore bianco, un segno di solidarietà e di contestazione che non ha interferito con l'esecuzione musicale ma che è stato concepito per essere visibile. Un gesto di grande impatto, quello della spilletta, proprio perché ha mantenuto intatta la magia dello spettacolo – un evento che ha visto anche la raffinata fusione di moda, danza e musica attraverso i costumi creati da Laura Biagiotti – pur consegnando alla platea televisiva e del teatro un messaggio inequivocabile di malessere.
Il vuoto informativo della Rai fa discutere
Quel segnale, però, è sembrato scontrarsi con un muro di silenzio nel corso della trasmissione televisiva. La Rai, che ha proposto l'evento in coproduzione con Rai Cultura mandando in onda la seconda parte su Rai1 e l'esecuzione integrale su Rai Radio3, non ha infatti offerto al pubblico alcun tipo di contestualizzazione o di menzione riguardo a quella manifestazione di dissenso, lasciando che le immagini parlassero da sole senza commento. Questo approccio, o questa omissione, ha trasformato la protesta in un fenomeno virale sui social media e nelle discussioni successive, dove molti si sono interrogati sulle ragioni di quel vuoto informativo e sulla scelta di non raccontare integralmente ciò che accadeva sul palco e dietro le quinte di uno dei teatri più simbolici del paese.
Una battaglia che riflette tensioni più ampie
La vicenda, che va ben al di là della singola serata, si inserisce in un dibattito più ampio sul mondo della cultura e sulle sue modalità di gestione. I lavoratori della Fenice, attraverso una forma di protesta che possiamo definire civile e rispettosa del pubblico, hanno portato all'attenzione nazionale una disputa che riguarda i criteri di selezione per i ruoli di vertice negli enti lirici, un tema che tocca nervi scoperti e che chiama in causa la trasparenza e la percezione dell'autonomia delle istituzioni artistiche dalle influenze esterne. Il fatto che il gesto sia stato compiuto durante una diretta televisiva di primo livello ne ha moltiplicato la risonanza, dimostrando come certe tensioni, sebbene nate in un ambito specifico, possano assumere un valore emblematico e suscitare riflessioni che travalicano i confini di un singolo teatro.




