La Fenice suona in piazza, protesta in musica contro la direttrice Venezi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, in una mossa senza precedenti, ha scelto di scendere in campo venerdì pomeriggio, trasformando il cuore della città in una platea di protesta contro le logiche e i metodi che hanno portato alla nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale dell'Ente. Questa decisione, che ha di fatto cancellato la prima dell'opera Wozzeck di Berg attesa come inaugurazione della stagione lirica, segna un primo, significativo scoglio per il nuovo soprintendente Nicola Colabianchi, il quale si è trovato a dover gestire un malcontento che, uscendo dalle mura del teatro, si è riversato nelle calli.
Un flashmob di note e solidarietà
Circa un migliaio di persone, in un "abbraccio" che rimarrà nella memoria di chi c’era, si sono radunate in Campo Sant'Angelo, a pochi passi dal teatro rimasto insolitamente vuoto e silenzioso. Dopo tre minuti di silenzio dedicati alla memoria dei carabinieri uccisi, l'assemblea si è trasformata in un concerto improvvisato, un flashmob che ha sapientemente mescolato parole e musica. Le sedie a ventaglio per i maestri e i primi violini a dare il tempo hanno dato vita a un repertorio simbolico, che spaziava dalle note dell'Inno di Mameli al Va' Pensiero, fino all'aria della Cavalleria Rusticana e a un omaggio a Vivaldi, il cui spirito pareva aleggiare in quella piazza veneziana.
Le ragioni di uno sciopero inedito
In quel contesto, le maestranze del teatro hanno avuto modo di spiegare pubblicamente le ragioni che le hanno spinte a indire lo sciopero, azione che ha portato alla cancellazione della prima. Hanno espresso, senza mezzi termini, il proprio essere "sconvolti" dalla procedura di nomina, sottolineando una percezione di mancanza di rispetto verso il loro lavoro e la loro istituzione. L'ira, come è stato fatto notare, non è rimasta confinata tra i musicisti, ma ha trovato un'eco immediata nel pubblico di abbonati, appassionati e semplici cittadini accorsi a dimostrare la propria vicinanza.
Oltre la "solita manfrina"
C'è un momento in cui la contestazione di una nomina supera la dinamica della "solita manfrina" tra schieramenti politici, con le reciproche accuse di aver piazzato "i propri amici". Una pratica, questa, che come è noto ha a lungo caratterizzato la gestione degli enti pubblici, dai vertici delle municipalizzate ai teatri stabili, dagli uffici legislativi fino alle aziende di Stato. La protesta della Fenice, però, ha assunto un carattere differente, spostando il dibattito dalle stanze del potere alla dimensione pubblica della piazza, usando il linguaggio universale della musica come strumento di dissenso e di rivendicazione di un'identità artistica che si sente minacciata.




