La Fenice, applausi per Mozart e volantini di protesta contro Venezi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un fiume di applausi, scrosciante e ininterrotto per sette minuti, ha sommerso la platea del Teatro La Fenice al termine della prima de “La Clemenza di Tito” di Wolfgang Amadeus Mozart, un’ouverture della stagione lirica 2025-26 che, al di là del trionfo artistico, ha immediatamente rivelato le sue profonde tensioni interne. L’allestimento, affidato alla regia del scozzese Paul Curran e alla direzione d’orchestra del maestro inglese Ivor Bolton, ha saputo coniugare la solennità della partitura mozartiana con un’impronta visiva capace di proiettare la vicenda imperiale in una dimensione di sorprendente attualità, conquistando il favore di un pubblico numeroso e partecipe. Quella che si configurava come una serata di pura celebrazione musicale, tuttavia, ha assunto ben presto i contorni di una manifestazione di dissenso, la quale, sebbene silenziosa, è risultata di un’eloquenza pari a quella della musica stessa.

La pioggia di carta dal loggione

Proprio nel momento in cui gli ultimi accordi si spegnevano e le luci si riaccendevano sulla sala, un gesto inatteso ha interrotto la ritualità degli omaggi finali: dai palchi e dalle altezze del loggione, infatti, è iniziata a scendere una fitta pioggia di volantini, i quali, planando lentamente sulle teste degli spettatori, hanno veicolato un messaggio di forte critica istituzionale. Alcuni di essi, come è stato possibile constatare, recavano la firma del collettivo “Sconcerto Grosso”, i cui testi, senza mezzi termini, esprimevano solidarietà verso “le lavoratrici e i lavoratori del Teatro La Fenice” e, al contempo, una ferma opposizione “all’ingerenza del potere” e alla “prepotenza del più forte”, concludendo con due slogan perentori: “La Fenice non si vende. La cultura non si compra”. Altri fogli, distribuiti poco prima dell’inizio dello spettacolo, provenivano direttamente dalle maestranze del teatro, a conferma di un malessere che attraversa trasversalmente l’organismo artistico e produttivo.

Il bersaglio della contestazione

Il bersaglio designato di questa protesta, sebbene il suo nome non comparisse esplicitamente su tutti i volantini, è stato inequivocabilmente la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, la cui nomina a direttore principale dell’orchestra del teatro veneziano ha generato, nei mesi scorsi, un acceso dibattito che ora trova una sua plateale espressione. La contestazione, per quanto organizzata, non ha assunto toni eclatanti o disturbato lo svolgimento dell’opera, limitandosi a sfruttare il momento conclusivo per rendere pubblico un dissenso che, fino a quel momento, era circolato principalmente nelle stanze interne dell’istituzione lirica. Una parte del pubblico, colta di sorpresa, ha raccolto i volantini per leggerli, mentre l’atmosfera, da euforica e concentrata sul successo artistico, si è rapidamente carica di una diversa, più complessa, consapevolezza.

Un debutto tra arte e polemica

La serata, pertanto, si è rivelata come un caleidoscopio di emozioni e significati contrastanti, dove l’indiscusso valore della proposta musicale, capace di regalare intense emozioni e di stimolare riflessioni profonde grazie all’interpretazione della compagnia di canto e dell’orchestra, si è scontrato con una realtà fatta di tensioni sindacali e di rivendicazioni che vanno ben al di là della singola esecuzione. L’episodio dei volantini, per la sua natura coreografica e per il luogo simbolico in cui si è consumato, segna un capitolo significativo nelle recenti cronache della Fenice, dimostrando come le questioni legate alla governance e alla direzione artistica possano talvolta travalicare i confini della ribalta e coinvolgere direttamente il pubblico, chiamato suo malgrado a essere spettatore non solo di un’opera, ma anche di un confronto sociale che si fa sempre più acceso.

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