La Fenice in sciopero, concerto di protesta in campo Sant'Angelo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un "abbraccio", che per due intense ore ha sigillato la vicinanza tra il Teatro La Fenice e il suo pubblico, è risuonato in campo Sant'Angelo a Venezia, trasformando una protesta in un evento di profonda partecipazione collettiva. Dopo un commosso minuto di silenzio dedicato ai carabinieri tragicamente scomparsi, le note dell'Inno di Mameli, del Va' Pensiero e dell'aria della Cavalleria Rusticana, insieme ai violini che hanno omaggiato Vivaldi, hanno dato voce allo sconcerto delle maestranze. Quel concerto, al quale hanno preso parte circa mille persone, è stato organizzato in concomitanza con lo sciopero che ha fatto saltare la prima del "Wozzeck" di Berg, un'azione di protesta che ha condotto a un'assemblea pubblica, durante la quale i lavoratori hanno spiegato le ragioni del loro malessere, ricevendo in cambio applausi e incoraggiamento.
Le ragioni di una protesta insolita
Al centro del contendere, come emerso chiaramente dalla lettura del comunicato sindacale, si collocano le modalità con le quali è avvenuta la nomina di Beatrice Venezi a Direttore musicale del teatro per il triennio 2026-2030. L'ira del sovrintendente Fortunato Ortombina, che ha parlato di una scelta "senza rispetto", e la ferma opposizione delle maestranze, le quali si sono dette "sconvolte" dalla decisione, hanno portato a uno stato di agitazione permanente. Le critiche, che si sono espresse anche attraverso commenti ironici come "che vada a dirigere a Sanremo!", non riguardano soltanto la persona ma investono un metodo, percepito come calato dall'alto e poco attento alla specificità e alla sensibilità di un'istituzione come La Fenice.
Le ripercussioni sul mondo dello spettacolo
Se da un lato l'azione di protesta ha saputo coinvolgere la cittadinanza in un momento di forte condivisione, dall'altro ha inevitabilmente prodotto delle ripercussioni economiche su altre categorie professionali. L'associazione nazionale degli artisti della lirica, Assolirica, ha prontamente fatto notare come i cantanti lirici, spesso lavoratori a partita Iva, siano tra i più danneggiati in simili circostanze. Per loro, infatti, un'astensione dal lavoro si traduce direttamente in una perdita di compenso, senza la rete di sicurezza di cui godono i dipendenti stabili, un aspetto che getta luce sulle diverse vulnerabilità che coesistono all'interno del sistema dello spettacolo dal vivo.
Oltre le solite polemiche
C'è un punto in cui la contestazione per una nomina supera la dinamica consueta delle reciproche accuse tra schieramenti politici, una litania che ormai stanca e che ha visto, in passato, ciascuna parte collocare i propri referenti in posizioni di potere. La vicenda della Fenice sembra rappresentare proprio questo: un momento in cui la discussione esce dalle stanze del potere e si riversa nelle piazze, coinvolgendo direttamente chi quel teatro lo vive e lo anima ogni giorno. La protesta, dunque, non si esaurisce in una semplice disputa di palazzo ma tocca corde più profonde, legate all'identità di un'istituzione culturale e al suo rapporto con il territorio, mentre la recita successiva di "Wozzeck" è andata in scena regolarmente, seppur sotto la cupola di uno stato di agitazione che permane.




