Dracula di Luc Besson, il vampiro come storia d'amore eterno
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il principe Vladimir, figura di spicco nella Transilvania del XV secolo, vede infrangersi la propria esistenza per la perdita improvvisa della donna amata, un evento luttuoso che lo spinge a rinnegare con furore ogni legame con la divinità. Questa ribellione, che attinge a una profonda disperazione, scatena una maledizione senza fine: la condanna a vivere nei secoli nelle vesti di un vampiro, un predatore immortale costretto a vagare nell'oscurità. La sua non è, tuttavia, una semplice esistenza di tormento; a guidarlo attraverso le ere rimane una flebile, tenace speranza, quella di poter un giorno ritrovare l'amore che il destino gli ha brutalmente sottratto, sfidando così la morte stessa.
L'ispirazione: dal dandy esteta al rifiuto dell'oscurità
Luc Besson, regista noto per il suo stile visivo e le narrazioni intense, delinea una figura di Dracula che si discosta consapevolmente dalle radici horror del personaggio. "La mia fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy esteta che Nosferatu", ha affermato il cineasta, marcando una distanza netta dalle rappresentazioni più cupe e spaventose del non-morto. "L’oscurità del personaggio mi interessava solo moderatamente", ha aggiunto, confermando come il suo approccio voglia esplorare dimensioni differenti, dove la tragedia romantica prevale sugli elementi soprannaturali e terrificanti. Il film, da lui stesso definito "una storia d’amore", si concentra dunque sulla lussuosa estetica e sulla sofferenza sentimentale di un uomo immortale, piuttosto che sulla sua natura di mostro.
Un classico reinterpretato tra cinema e letteratura
Questa operazione artistica si inserisce in un solco già battuto dal cinema contemporaneo, il quale spesso rivisita i grandi classici letterari adattandoli a sensibilità moderne, non di rado con esiti che ne stravolgono l'essenza originaria. La pellicola di Besson, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è stata accolta da alcuni come un'ulteriore "storpiatura dell'originale", una trasformazione di una storia horror in un "melodramma romantico". La distribuzione, affidata a Lucky Red con uscita prevista per la fine di ottobre, riporta l'icona di Bram Stoker sul grande schermo in un momento in cui il genere vampirico dimostra una rinnovata vitalità, come testimonia il recente rilancio editoriale di un'altra saga di successo che ha saputo mescolare romanticismo e creature della notte.
La trama: la maledizione e la ricerca perpetua
La narrazione, che muove i suoi passi dall'antica Transilvania, costruisce l'arco del protagonista non tanto sulla sete di sangue quanto su una ricerca spirituale e affettiva. La maledizione, presentata come una diretta conseguenza di un atto di sfida contro il divino, diviene il mezzo attraverso cui il principe è costretto a vivere una pena eterna, un esilio dalla normalità e dalla pace. Il suo vagare, se da un lato lo condanna a una solitudine infinita, dall'altro è alimentato dalla possibilità, remota e quasi folle, di un ricongiungimento, di un riscatto che possa redimere secoli di dolore. In questa prospettiva, la figura del vampiro perde i suoi connotati più truci per vestire quelli di un eroe tragico, la cui battaglia non è contro crocefissi o paletti, ma contro il tempo e l'oblio.




