La Volkswagen valuta la conversione nella produzione militare
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico Volkswagen, messo in seria difficoltà dalla transizione elettrica e dalla concorrenza cinese, starebbe valutando un’ipotesi che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa quantomeno improbabile: la riconversione di uno dei suoi stabilimenti – quello di Osnabrück – per la produzione di componenti destinati a sistemi di difesa. L’amministratore delegato, Oliver Blume, ha confermato l’esistenza di contatti in corso con aziende del settore militare, tra cui la israeliana Rafael Advanced Defense Systems, in un intervento tenuto a Francoforte durante un evento organizzato dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. La trattativa, riportata dal “Financial Times”, prevedrebbe l’utilizzo dello stabilimento di Osnabrück – uno degli impianti attualmente a rischio chiusura a causa dei bassi volumi produttivi – per fabbricare parti destinate al celebre sistema di difesa aerea Iron Dome.
Dalla crisi dell’auto al rilancio nella difesa
Lo stabilimento in questione, che dà lavoro a circa 2.300 persone, era finito nel mirino dei piani di ristrutturazione del gruppo proprio per la sua struttura inefficiente rispetto agli standard richiesti dalla produzione di massa di veicoli elettrici. Ed è proprio per scongiurarne la chiusura, e con essa la perdita di tutti quei posti di lavoro, che la dirigenza avrebbe aperto un canale con l’industria bellica. Secondo quanto emerso, l’obiettivo sarebbe quello di trasformare lo storico sito produttivo – dove un tempo uscivano modelli iconici come il Maggiolino – in un centro specializzato nella realizzazione di componenti per l’Iron Dome, il sistema di difesa missilistica a corto raggio sviluppato proprio da Rafael.
Un’alleanza inedita tra due settori in controtendenza
Si tratterebbe, qualora l’intesa venisse perfezionata, dell’esempio più eclatante di un fenomeno più ampio che sta attraversando l’industria automobilistica tedesca. Da un lato, infatti, i grandi costruttori si trovano a fare i conti con un calo della redditività: i margini si sono assottigliati a causa degli ingenti investimenti richiesti dalla mobilità elettrica e dalla pressione competitiva esercitata dalle case cinesi, che ormai dominano il mercato delle batterie e dei software. Dall’altro lato, il comparto della difesa – spinto dalle tensioni geopolitiche e dalla conseguente necessità di riarmo da parte di molti governi europei – vive una fase di forte espansione, con commesse in costante aumento.
I dettagli dell’operazione e la posta in gioco industriale
L’operazione porterebbe i due contraenti – Volkswagen e Rafael – a salvare l’intero organico dello stabilimento, preservando quei 2.300 posti di lavoro che fino a pochi mesi fa sembravano destinati a un taglio netto. Non solo: secondo le fonti consultate dal “Financial Times”, le società puntano a spingersi oltre la semplice produzione per conto terzi. L’idea sarebbe quella di vendere i sistemi completi – o i componenti realizzati – direttamente ai governi europei, trasformando così la fabbrica di Osnabrück in un avamposto tecnologico per la difesa continentale. Il progetto, sebbene ancora in fase di valutazione, rappresenta già un segnale chiaro di come il concetto stesso di riconversione industriale, in un contesto di crisi strutturale per l’automotive tedesco, stia assumendo connotati inediti, spostando l’asse dalla produzione di beni di consumo a quella di apparati strategici per la sicurezza nazionale.




