Volkswagen, dall’auto ai missili: la trattativa con Israele per riconvertire Osnabrück con l’Iron Dome
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Redazione Economia
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L’ombra della crisi che si allunga sull’automotive tedesco potrebbe trovare una risposta inattesa nei settori più tradizionalmente distanti dalla produzione civile, laddove il rinnovato protagonismo della spesa militare in Europa apre spazi inediti per la riconversione industriale. Al centro di questa possibile metamorfosi c’è lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, nella Bassa Sassonia, un sito che occupa circa duemilatrecento persone il cui destino appare oggi sospeso tra la fine annunciata della produzione automobilistica e una prospettiva tanto radicale quanto sorprendente: la fabbrica potrebbe presto abbandonare le linee del T-Roc Cabriolet per dedicarsi ai componenti del sistema di difesa aerea Iron Dome. A rivelare i dettagli della trattativa, ancora in fase di negoziazione e avvolta da un riserbo che lascia intendere la delicatezza dell’operazione, è il Financial Times, secondo cui il colosso di Wolfsburg sarebbe in contatto con la società israeliana Rafael Advanced Defence Systems per dare una seconda vita a uno stabilimento che, nell’ambito del piano di riduzione dei costi varato dal gruppo nel 2024, rischiava di chiudere i battenti.
Un progetto industriale che nasce dalla crisi dell’auto e dal riarmo europeo
La trattativa con Rafael si inserisce in un contesto economico che ha messo in ginocchio la filiera automobilistica tedesca, messa alla prova dalla concorrenza agguerrita dei produttori cinesi e da una transizione all’elettrico che si sta rivelando più complessa e costosa del previsto. In parallelo, il settore della difesa vive una fase di crescita senza precedenti in Europa, alimentata dall’aumento della spesa pubblica: la Germania, in particolare, prevede di destinare oltre cinquecento miliardi di euro alla difesa entro la fine del decennio, con la difesa aerea indicata dai funzionari come una delle priorità strategiche. È in questo incrocio tra crisi e opportunità che prende forma l’ipotesi di Osnabrück, un progetto che secondo le fonti citate dal quotidiano britannico godrebbe del sostegno esplicito del governo federale, intenzionato a valorizzare la capacità produttiva nazionale in eccesso per trasformarla in un asset strategico.
Componenti sì, missili no: il perimetro produttivo e il nodo occupazionale
Se l’accordo dovesse concretizzarsi, lo stabilimento della Bassa Sassonia non produrrebbe i missili intercettori dell’Iron Dome – per i quali Rafael starebbe valutando la creazione di un secondo impianto specializzato sul territorio tedesco – ma si occuperebbe di componenti fondamentali come i camion pesanti per il trasporto dei sistemi, i lanciatori e i generatori di energia elettrica. La riconversione, secondo le stime, potrebbe essere completata in tempi relativamente rapidi, tra i dodici e i diciotto mesi, con investimenti contenuti grazie all’utilizzo delle infrastrutture già esistenti. Il punto più delicato, però, resta quello occupazionale: il piano è studiato per salvaguardare tutti i duemilatrecento posti di lavoro, ma la sua riuscita dipende da una variabile che esula dalle sole valutazioni industriali, ovvero la volontà dei lavoratori di accettare il passaggio dalla produzione civile a quella militare, un salto che chiama in causa scelte etiche e culturali individuali.
Il ritorno alle origini militari e la presenza già attiva sul campo
Per Volkswagen non si tratterebbe di un debutto nel settore della difesa, ma di un ritorno simbolico che riporta alla memoria le produzioni belliche del gruppo durante la Seconda Guerra Mondiale, sebbene in una veste tecnologica e strategica del tutto nuova. Il gruppo è già presente in questo ambito attraverso la joint venture tra la controllata MAN e il colosso degli armamenti Rheinmetall per la produzione di camion militari, ma l’intesa con Rafael segnerebbe un salto di scala e di visibilità, trasformando un impianto destinato alla chiusura in un hub europeo per la difesa aerea. A rendere meno improvvisa questa convergenza tra automotive e settore militare c’è anche la recente esposizione di veicoli militari da parte della Casa a un’importante manifestazione fieristica di Norimberga, l’Enforce Tac, dove pur in assenza del logo ufficiale – assente né sui mezzi dal tipico colore verde – diversi dettagli hanno ricondotto gli addetti ai lavori proprio allo stabilimento di Osnabrück.




