La visita di Zelensky in Italia e il “drone deal”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Volodymyr Zelensky, giunto a Roma lo scorso 15 aprile sotto un diluvio che sembrava quasi voler replicare l’atmosfera cupa delle trincee, ha portato a Palazzo Chigi non solo la consueta richiesta di sostegno, ma una proposta industriale concreta che potrebbe cambiare il paradigma della cooperazione bilaterale. Dopo le tappe lampo a Oslo e Berlino – dove nella capitale tedesca aveva siglato con il cancelliere Merz un colossale pacchetto da 4 miliardi di euro, il più imponente accordo bilaterale mai concluso in Europa, articolato in dieci documenti che spaziano dai missili Patriot ai sistemi Iris-T – il leader ucraino ha stretto le mani della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, cercando di trasformare un’alleanza difensiva in una società di fatto nel settore della guerra tecnologica. L’incontro, definito dai presenti come un faccia a faccia “tra fratelli”, ha messo in luce una verità inconfessabile: se l’Occidente vuole tenere il passo, deve imparare da chi, sul campo, ha riscritto le regole del combattimento.
L’abbraccio di Giorgia e lo scudo dei droni antimissile
L’atmosfera a Palazzo Chigi era carica di quella determinazione che solo le crisi prolungate sanno generare. Meloni, abbracciando Zelensky, ha voluto dissipare qualsiasi ombra di stanchezza alleata, ricordando come “in questi quattro anni la posizione dell’Italia e della Ue è stata sempre la stessa, a fianco di Kiev”. Tuttavia, al di là delle rassicurazioni politiche – che includono la promessa di spingere per l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea e lo sblocco dei fondi comunitari ormai privi del veto ungherese – è emerso il tema caldo della produzione congiunta di droni. “Siamo molto interessati a sviluppare una produzione congiunta in questo settore”, ha dichiarato la premier, riconoscendo che l’Ucraina, reduce da anni di attacchi massicci con droni Shahed, è diventata un laboratorio a cielo aperto per la controffensiva tecnologica. Zelensky, da parte sua, ha ribadito l’urgenza vitale di questi sistemi: con il cielo ucraino nuovamente infestato dai velivoli kamikaze russi, fermare la “normalizzazione” degli attacchi è una priorità assoluta che richiede soluzioni industriali, non solo carità bellica.
Sergio Mattarella e la benedizione al Quirinale: “Sempre al vostro fianco”
Se l’incontro con Meloni ha avuto il sapore pragmatico degli affari e della strategia, il passaggio al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella ha rappresentato la consacrazione istituzionale di un patto che vuole essere eterno. Mattarella, ricevendo Zelensky, ha confermato “il sostegno e la vicinanza piena dell’Italia” a quanto l’Ucraina sta facendo “con grande resistenza e grande eroismo”. Una benedizione che non è solo formale, ma che funge da contrappeso alla “ferita americana” di cui si mormora negli ambienti diplomatici: con gli Stati Uniti distratti da equilibri interni e da un presidente come Trump – tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno e quindi non più considerato una variabile imprevista ma una costante geopolitica – l’Europa, e l’Italia in particolare, sentono il bisogno di alzare la voce e la produzione industriale. L’obiettivo, ribadito dal Colle, è perseguire con fermezza l’ingresso dell’Ucraina nella Ue, un traguardo che trasformerebbe Kiev da baluardo a pilastro della sicurezza continentale.
Crosetto e il “drone deal”: dal campo di battaglia alle linee di assemblaggio
La giornata romana di Zelensky si è conclusa tra i tavoli del ministero della Difesa, dove il ministro Guido Crosetto ha messo a punto i dettagli operativi di quello che i tecnici chiamano ormai “drone deal”. L’intuizione, lanciata dallo stesso Zelensky, è geniale nella sua semplicità: unire le competenze pratiche maturate dall’esercito ucraino sul campo – specialmente nella guerra elettronica e nella contraerea tattica – con la capacità produttiva e di sistema dell’industria italiana. Non si tratta solo di acquistare armi, ma di co-produrre quei sistemi senza pilota e quelle munizioni che stanno ridisegnando gli equilibri del conflitto. L’accordo, che si inserisce in un più ampio partenariato strategico destinato a coprire anche il settore marittimo e la logistica, rappresenta un cambio di marcia: l’Italia non vuole essere solo un fornitore, ma un co-protagonista di quella che si prospetta come la nuova frontiera della difesa europea, dove l’esperienza sanguinosa di Kiev diventa il manuale di istruzioni per le fabbriche di Roma e Milano.




