Forlì, l’inchiesta sui morti in ambulanza si allarga e spunta il nodo del legame con le pompe funebri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’indagine della Procura di Forlì sugli anziani deceduti durante il trasporto in ambulanza, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del ventisettenne Luca Spada, operatore della Croce Rossa dei comitati di Forlimpopoli e Bertinoro, si arricchisce di dettagli investigativi che gli inquirenti, coordinati dal procuratore Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini, stanno verificando con il massimo riserbo. Al centro delle contestazioni, la gravissima ipotesi di omicidio volontario continuato e aggravato dalla premeditazione, nonché dall’uso di sostanze venefiche o di altri mezzi insidiosi, per la morte di almeno cinque persone anziane. Il giovane, che si trova in una situazione processuale di piede libero dopo aver ricevuto un avviso di garanzia già nello scorso mese di novembre, continua a professarsi estraneo ai fatti, ma le sue dichiarazioni pubbliche, rilasciate a più riprese ai media, non arrestano il lavoro degli uomini dell’Arma e del Nas, i quali avrebbero allargato il fascio delle verifiche ad altri tre decessi sospetti, portando il numero complessivo dei casi sotto la lente a otto.

La pista dei rapporti con un’impresa funebre e le smentite

Un aspetto che gli investigatori stanno setacciando con attenzione, e che è emerso nelle ultime ore, riguarda i rapporti che Spada avrebbe intrattenuto con un socio di un’agenzia di onoranze funebri della zona; un dettaglio, questo, che filtra dagli ambienti inquirenti e che necessita di essere chiarito, poiché non si esclude che possa rappresentare un movente, sebbene al momento non vi sia alcuna conferma ufficiale in tal senso. Secondo alcune fonti, riportate dalla stampa locale, l’indagato avrebbe avuto contatti frequenti con un impresario funebre, tanto da far ipotizzare un qualche tipo di collaborazione, magari finalizzata a fornire indicazioni sulle esequie alle famiglie delle vittime, ma la società coinvolta, le “Onoranze funebri Romagna” di Meldola, paese in cui Spada risiede, ha prontamente smentito ogni forma di rapporto professionale, precisando che si tratta semplicemente di un amico di famiglia, conosciuto fin dall’infanzia e che non esiste alcun tipo di accordo lavorativo. Lo stesso Spada, intervistato, ha respinto con forza questa ipotesi, definendola un’assurdità e ribadendo che, seppur abbia un amico che gestisce un’agenzia funebre, non ha mai collaborato con imprese del settore, sottolineando peraltro come i nominativi dei pazienti da trasportare vengano conosciuti soltanto pochi minuti prima del servizio.

La strategia difensiva e i dettagli sui trasporti contestati

La difesa del ventisettenne, affidata all’avvocata Gloria Parigi, mantiene una linea coerente incentrata sulla piena collaborazione con l’autorità giudiziaria e sulla richiesta che gli accertamenti, inclusa l’ipotesi di riesumazione delle salme di quattro dei cinque anziani le cui morti risalgono allo scorso anno, possano fare chiarezza una volta per tutte. Il legale ha dichiarato di non temere queste verifiche, anzi, le considera come un’opportunità per dimostrare l’estraneità del proprio assistito, ribadendo che non c’è nulla da nascondere. Nei dettagli forniti alla stampa, Spada ha voluto puntualizzare la dinamica dei cinque trasporti che gli vengono contestati, spiegando che in una di quelle occasioni lui era alla guida del mezzo e, pertanto, non era fisicamente nella parte posteriore dove si trovava il paziente, circostanza che, a suo dire, renderebbe materialmente impossibile qualsiasi tipo di intervento diretto. Ha inoltre chiarito che, a parte un unico caso in cui il decesso è avvenuto effettivamente durante il viaggio, per le altre persone è venuto a conoscenza dell’esito fatale solo successivamente, tramite l’avviso di garanzia, scoprendo che i decessi erano avvenuti anche a distanza di cinque o dieci giorni dal trasporto da lui effettuato.

L’allargamento dell’inchiesta e il dolore delle famiglie

Nel frattempo, l’inchiesta non si ferma e, come spesso accade in questi casi, si arricchisce del dolore e della richiesta di verità da parte di altre famiglie che si riconoscono in una tragica similarità di eventi. È il caso, ad esempio, dei figli di un anziano di ottantaquattro anni, Vittorio Benini, deceduto il tredici ottobre dopo essere stato colpito da un arresto cardiaco il nove ottobre, mentre era su un’ambulanza condotta da Spada per un trasferimento di routine dall’ospedale di Santa Sofia a quello di Forlì. L’uomo era stato rianimato da un medico del 118 intervenuto tempestivamente, ma le sue condizioni sono peggiorate nei giorni successivi fino al decesso, e i familiari, assistiti dall’avvocato Max Starni – lo stesso che segue la famiglia di una donna di ottantacinque anni morta il venticinque novembre – hanno chiesto di verificare se questo episodio rientri tra quelli al vaglio della Procura. Gli inquirenti, dal canto loro, continuano ad analizzare le immagini delle telecamere installate a bordo dell’ambulanza dopo le prime segnalazioni da parte di alcuni colleghi, che nella primavera del 2025 avevano sollevato i primi sospetti; si cercano conferme su quei “movimenti anomali” che sarebbero stati ripresi, sebbene la difesa affermi di non avere contezza ufficiale dell’esistenza di tali filmati.

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