Buen Camino su Netflix e il viaggio di Checco Zalone dal record al digitale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Da oggi, 29 aprile, «Buen Camino» – l’ultima creatura di Gennaro Nunziante con Checco Zalone – è finalmente disponibile sul catalogo Netflix. Lo si può vedere in streaming, comodamente seduti sul proprio divano, senza dover attendere il passaggio televisivo lineare o la replica in qualche sala ormai quasi vuota. Il film, uscito nei cinema alla fine del 2025, aveva già fatto parlare di sé per un traguardo niente affatto trascurabile: i 76,5 milioni di euro incassati al botteghino, una cifra che lo ha trasformato nel titolo con il maggiore incasso di sempre in Italia. Il record, lo si ricorderà, apparteneva in precedenza ad «Avatar» di James Cameron, ma il comico pugliese – con la sua miscela di commedia familiare, leggerezza apparente, divertimento esplicito e una certa dose di scorrettezza calibrata – ha messo d’accordo platee diversissime, dai fan storici alle nuove generazioni.
L’effetto generazionale e quel «posto fisso» che non molla la presa
Possiamo dirlo, ormai, senza timore di apparire retrò: abbiamo passato anni a ghostare i film di Checco Zalone, convinti che fossero roba per i nostri genitori, per un pubblico ormai lontano dalle sensibilità contemporanee. E invece l’arrivo su Netflix di «Buen Camino» – insieme ad altri cult come «Tolo Tolo», «Che bella giornata», «Sole a catinelle», «Cado dalle nubi» e «Quo vado?» – sta dimostrando il contrario. Il racconto di quell’assurdo viaggio verso Santiago, fatto di tappe, incontri paradossali e una critica sempre in bilico tra sarcasmo e tenerezza, ha finito per conquistare anche la Gen Z. Lo si vede dai numeri, certo, ma anche dal semplice chiacchiericcio social: il burnout da lavoro, la precarietà esistenziale, la ricerca di un equilibrio che assomiglia sempre più a una chimera. Zalone, in fondo, non racconta altro che questo, seppure vestito con la sua inconfondibile maschera da italiano medio che non vuole perdere il «posto fisso».
La strategia di Netflix e l’arrivo in tv (o quasi) del fenomeno da 65 milioni
La piattaforma, lo si legge nelle note di servizio, non si è limitata a pubblicare il singolo titolo. Ha preparato il terreno con un trailer particolare, in cui compaiono molti dei personaggi più celebri interpretati da Checco Zalone nel corso degli anni – una sorta di antologia ironica – e ha aggiunto al catalogo buona parte della sua filmografia. Da «Cado dalle nubi» a «Che bella giornata», da «Sole a catinelle» a «Quo vado?» e naturalmente «Tolo Tolo». Una mossa, questa, che qualcuno ha letto come una risposta alla contemporanea uscita al cinema di «Il diavolo veste Prada 2»: due modelli opposti di fruizione, la sala e lo streaming, che il 29 aprile 2026 si trovano a competere direttamente. Una battaglia, quella tra cinema e piattaforme digitali, che in Italia assume contorni particolarmente accesi; e qui il «calibro grosso» – come è stato definito – è proprio Zalone, capace da solo di spostare equilibri di mercato.
Dal record al digitale: un passaggio che non è solo tecnico
C’è poi un aspetto che riguarda il modo in cui consumiamo le storie. «Buen Camino» al cinema aveva incassato 76,5 milioni, ma quel dato – per quanto stratosferico – raccontava solo una parte del fenomeno. Ora, sulla piattaforma, il film potrà essere rivisto, spezzettato, commentato, condiviso in clip virali; e non è affatto scontato che un prodotto nato per la sala mantenga intatta la sua forza una volta trasferito sul piccolo schermo. Tuttavia, la commedia di Nunziante e Zalone sembra reggere il passaggio, proprio perché la sua grammatica è fatta di battute secche, situazioni riconoscibili e un ritmo narrativo che non disdegna gli stereotipi, ma li trasforma in armi. Dei 65 milioni di cui parlano alcune indiscrezioni – e che talvolta vengono citati come cifra alternativa rispetto ai 76,5 – non c’è traccia certa nei comunicati ufficiali; quel che è certo è che il botteghino è stato storico, e lo streaming potrebbe replicare il miracolo.




