La madre di Ragnedda: "Mio figlio merita l'inferno"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'autopsia sul corpo di Cinzia Pinna, eseguita a Sassari, non avrebbe riscontrato, stando a quanto emerso, segni di violenza sessuale sulla giovane donna di Castelsardo, uccisa la notte dell'11 settembre scorso dall'imprenditore di Arzachena Emanuele Ragnedda. L'esame, condotto dal medico legale incaricato, ha tuttavia reso necessari ulteriori accertamenti di carattere tossicologico e istologico sui tessuti prelevati, la cui analisi, che comprenderà anche la ricerca di tracce di Dna, si prospetta decisiva per ricostruire con precisione le dinamiche di quella notte nella tenuta di Conca Entosa.

Le indagini sull'arma del delitto

Parallelamente all'indagine sulla vittima, procedono senza sosta le attività investigative sul versante materiale del delitto. L'automobile personale di Ragnedda è stata sottoposta a un'attenta ispezione con l'ausilio del luminol, la sostanza chimica in grado di evidenziare la presenza di tracce ematiche anche se cancellate. Nel deposito giudiziario di Olbia, dove il veicolo è stato trasferito per le opportune analisi, si trova anche l'auto di un'altra persona, il giardiniere che, secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbe fornito un qualche supporto al principale indagato nei giorni immediatamente successivi all'omicidio.

Castelsardo si prepara all'ultimo saluto

Mentre la macchina della giustizia avanza i suoi passi, la città di Castelsardo si prepara a un ultimo, straziante saluto. I funerali di Cinzia Pinna saranno celebrati nella cattedrale di Sant’Antonio Abate, un rito che segnerà un momento di profondo dolore collettivo per una vita stroncata in un istante, al termine di una serata che doveva essere soltanto un momento di svago. Un lutto che travalica i confini locali, toccando corde emotive profonde.

La drammatica condanna della madre dell'indagato

In questo clima di cordoglio, una voce si è levata con un accento di drammatica condanna. È quella della madre di Emanuele Ragnedda, la quale, in una dichiarazione carica di sofferenza, ha espresso pubblicamente il proprio sconforto e un accorato appello ai genitori della vittima. La donna non ha trovato attenuanti per le azioni del figlio, affermando che, se colpevole di quanto accusato, "merita l'inferno", aggiungendo come egli, probabilmente, "lo stia già vivendo" sulla propria pelle.

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