Turbativa d’asta per la Beic, le archistar Boeri e Zucchi a processo: “Dimostreremo la nostra innocenza”
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Redazione Interno
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L’udienza preliminare davanti al gup Fabrizio Filice si è chiusa con la decisione di mandarli a giudizio, e così ad aprile, per la precisione il 17, Stefano Boeri e Cino Zucchi, due dei più noti architetti italiani, dovranno comparire dinanzi al giudice monocratico della seconda sezione penale di Milano. La procura, nelle persone dei pm Giancarla Serafini, Paolo Filippini e Mauro Clerici, contesta loro, insieme ad altri quattro professionisti, i reati di turbativa d’asta e false dichiarazioni, ipotizzando un sistema di presunti accordi per pilotare l’esito del concorso internazionale bandito per la realizzazione della Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura che sorgerà nella zona di Porta Vittoria, un’opera finanziata con fondi del Pnrr per un valore complessivo che supera i cento milioni di euro. I due architetti, che all’epoca dei fatti, nel luglio del 2022, ricoprivano rispettivamente i ruoli di presidente e di membro effettivo della commissione giudicatrice, si sono sempre detti estranei alle accuse, parlando di un equivoco da chiarire proprio in sede dibattimentale e ribadendo la correttezza del proprio operato.
Secondo l’impostazione dell’accusa, che ha retto al vaglio del giudice respingendo le tesi dei difensori – tra i quali figurano i professori Francesco Mucciarelli e gli avvocati Giovanni Bellingardi, Guido Camera e Nicolò Pelanda –, Boeri e Zucchi avrebbero violato in più modi le regole della gara. In primo luogo, non avrebbero dichiarato la situazione di conflitto di interessi in cui versavano, un conflitto di natura sia accademica, essendo entrambi docenti al Politecnico di Milano, sia professionale, che li legava ad alcuni dei partecipanti poi risultati vincitori. Nello specifico, Angelo Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, due architetti che lavoravano come ricercatori nel medesimo dipartimento universitario, facevano parte della cordata di studi – Onsitestudio, Baukuh e Sce Project – che si aggiudicò la commessa, mentre un altro degli imputati, Pier Paolo Tamburelli, sempre dello studio Baukuh, avrebbe agito da “cerniera” con i commissari. Inoltre, sempre a parere dei inquirenti, l’anonimato dei progetti, garantito da un codice alfanumerico fino all’apertura delle buste, sarebbe stato violato sistematicamente, consentendo di fatto di riconoscere le proposte e di orientare la scelta finale.
Le chat e i messaggi finiti nel fascicolo dell’inchiesta
Un peso specifico considerevole, nell’economia del rinvio a giudizio, lo hanno avuto gli elementi raccolti dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito perquisizioni e acquisito chat e conversazioni via messaggistica. Dagli atti emergerebbe uno scambio di comunicazioni ritenuto significativo dai magistrati: il 5 luglio 2022, a pochi giorni dalla decisione, Boeri avrebbe scritto ad Andrea Caputo, un altro progettista in gara che si classificherà terzo – e che è finito a sua volta tra gli imputati – chiedendogli note dettagliate sui punti di forza del suo progetto per poi, il giorno dopo la chiusura delle valutazioni, informarlo che, pur essendo ben piazzato, non avrebbe vinto. Non solo: per quanto riguarda Zucchi, le indagini parlano di richieste di incontri e pranzi con Tamburelli nei giorni caldi della selezione, e persino di una chat in cui viene condivisa l’immagine scherzosa di un libro con all’interno delle banconote, un gesto che la procura ha interpretato come indizio di un clima di confidenza improprio. Il gip Luigi Iannelli, che in una fase precedente aveva parlato di “modalità smaccate” e di un “approccio disinvolto” alle regole, aveva già disposto per Boeri e Zucchi, nel febbraio del 2025, delle misure interdittive che impedivano loro di partecipare a commissioni pubbliche, rispettivamente per un anno e otto mesi.
Le reazioni dei diretti interessati e la posizione degli altri imputati
Subito dopo la decisione del gup Filice, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura, sono arrivate le dichiarazioni dei due architetti. Stefano Boeri, che tra l’altro è ancora presidente della Triennale di Milano in scadenza di mandato, ha espresso fiducia nel lavoro del tribunale, affermando di confidare nella possibilità di dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati. Cino Zucchi, visibilmente provato ma determinato, ha invece rilasciato dichiarazioni più articolate: “Speravo che i documenti in possesso potessero già dissipare i dubbi”, ha spiegato, aggiungendo di aver sempre agito con “rigore e correttezza” in trent’anni di partecipazione a giurie. Ha poi aggiunto, con una punta di amarezza, che “non farò mai più una giuria in vita mia”, suggerendo che alcune sue comunicazioni, magari scherzose, siano state fraintese. Oltre ai già citati Lunati, Floridi, Tamburelli e Caputo, la procura aveva inizialmente coinvolto anche un’altra architetta, Manuela Fantini, la cui posizione è stata stralciata in vista di una probabile archiviazione. Né il Comune di Milano, che aveva indetto la gara, né la Fondazione Beic si sono costituiti parte civile in questo procedimento.
Le contestazioni specifiche e il valore dell’opera
I capi d’imputazione per Boeri e Zucchi non si limitano alla turbativa d’asta, ma includono anche l’accusa di false dichiarazioni in atti pubblici: avrebbero attestato il falso firmando le dichiarazioni sull’assenza di conflitti di interessi, omettendo di segnalare i legami con i ricercatori del Politecnico e, nel caso di Boeri, anche i contatti con Caputo. Per tutti e sei gli imputati, invece, si procede per turbativa d’asta. Il valore della gara, solo per la progettazione, era di circa 8,6 milioni di euro, ma l’investimento complessivo per la realizzazione della nuova biblioteca, destinata a diventare un centro culturale di primo piano con una capienza di milioni di volumi, è stimato intorno ai 131 milioni. Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, dovrà accertare se effettivamente ci sia stato un accordo corruttivo o se, come sostengono le difese, il meccanismo di selezione abbia semplicemente premiato il progetto migliore in un contesto di relazioni professionali fisiologiche, magari non adeguatamente formalizzate ma non per questo illecite.




