Il liceo classico non arretra dappertutto, ma i numeri ne raccontano il riposizionamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda lunga delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, pur confermando la stabilità di fondo del sistema scolastico italiano, porta con sé delle correnti sotterranee che meritano un’analisi attenta, lontana dalle semplificazioni. I dati, elaborati dagli uffici studi e resi disponibili dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso la piattaforma Unica, restituiscono l’immagine di un paese in cui la scelta della scuola superiore – un passaggio che segna l’inizio di un percorso spesso irreversibile – è sempre più influenzata da variabili territoriali, sociali e da una percezione, talvolta distorta, dell’effettiva spendibilità del Titolo di studio. Se è vero che la percentuale nazionale di ragazzi che opta per un liceo si attesta intorno al 56%, con gli istituti tecnici che raccolgono poco meno del 31% delle preferenze e i professionali in leggero recupero, è nel dettaglio delle singole discipline che si coglie la trasformazione più profonda del panorama formativo italiano.

Il liceo classico, da sempre baluardo di una formazione umanistica considerata fondativa per le élite culturali e professionali del paese, si trova al centro di un dibattito che i numeri rendono quanto mai concreto. A livello nazionale, la quota di studenti che sceglie il percorso di studi incentrato su greco e latino si aggira ormai intorno al 5,4%, una percentuale che, tradotta in valore assoluto, rappresenta una flessione contenuta rispetto agli anni precedenti ma che, letta in controluce, rivela una preoccupante emorragia in alcune aree del Nord. In regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, la percentuale di iscritti al primo anno crolla rispettivamente al 3,2%, al 3,1% e al 2,7%, dati che testimoniano una difficoltà strutturale dell’indirizzo a intercettare i desiderata delle famiglie del Settentrione. Dall’altra parte della penisola, invece, il discorso cambia radicalmente: nel Lazio, in Sicilia e in Calabria la percentuale di quanti scelgono il classico sfiora o supera l’8,5%, quasi il triplo rispetto alla media del Nord-Est. Un divario, questo, che suggerisce motivazioni profonde legate a un diverso capitale culturale familiare e a una differente concezione del prestigio sociale associato a determinati percorsi di studio.

Il boom dei nuovi indirizzi e la tenuta del modello scientifico

Mentre il classico arretra in ampie zone del paese, altri indirizzi liceali vivono una stagione di innegabile successo, trainati da una domanda di formazione che guarda con interesse al mondo delle professioni emergenti e delle scienze sociali applicate. Il liceo scientifico, nelle sue varie articolazioni, si conferma l’indirizzo privilegiato dalla maggioranza degli studenti che scelgono un percorso liceale, forte di una versatilità che permette di mantenere aperte tutte le porte per il prosieguo degli studi universitari, da quelli medico-sanitari a quelli ingegneristici. La crescita è particolarmente evidente in alcune realtà provinciali: a Trento, per esempio, lo scientifico ha fatto registrare un balzo del 5,88%, segno che le famiglie tendono a privilegiare una preparazione che ritengono più solida in ambito matematico e scientifico, considerato fondamentale in un mercato del lavoro sempre più tecnologico.

Accanto allo scientifico, un vero e proprio boom lo sta vivendo il liceo delle Scienze Umane, che in molte città, come Milano, ha visto un incremento di iscritti nell’ordine delle migliaia di unità negli ultimi cinque anni. Questo indirizzo, che coniuga lo studio della pedagogia, della psicologia e della sociologia con le materie umanistiche classiche, sembra intercettare una sensibilità diffusa tra i giovanissimi, attratti dalle professioni di cura e dai servizi alla persona, in una società che – complice anche l'invecchiamento della popolazione e le nuove fragilità sociali – richiede sempre più figure capaci di ascolto e di gestione delle relazioni. I dati dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, dove il liceo delle Scienze Umane registra un’impennata nelle preferenze, confermano questo trend.

Tecnici e professionali alla prova della filiera 4+2

Se i licei, nel complesso, tengono il campo, il settore dell’istruzione tecnica e professionale presenta dinamiche più contrastanti, influenzate anche dall'introduzione della nuova filiera tecnico-professionale quadriennale, il cosiddetto 4+2, che consente di conseguire un diploma dopo quattro anni per poi proseguire negli Istituti tecnologici superiori (Its). Nel Veneziano, questa sperimentazione ha raccolto 38 iscritti, posizionando la provincia lagunare al secondo posto in regione dopo Verona, un dato che, seppur ancora numericamente contenuto, testimonia un interesse crescente verso percorsi abbreviati e fortemente orientati all’inserimento lavorativo.

Parallelamente, mentre il settore economico degli istituti tecnici segna il passo in molte aree, con flessioni che in provincia di Trento raggiungono il 9,15%, il settore tecnologico gode di ottima salute, crescendo del 4,38% nello stesso territorio. Una tendenza che si ripete anche in altre regioni, a dimostrazione di come le famiglie e i ragazzi siano sempre più in grado di distinguere tra i diversi segmenti dell'offerta formativa tecnica, premiando quegli indirizzi – come l'informatica, la meccanica o l'elettronica – che garantiscono maggiori possibilità di impiego immediato. Anche la formazione professionale, in controtendenza rispetto al calo demografico generale, registra segnali positivi in alcune province, in particolare nei settori dell'enogastronomia e dell'accoglienza turistica, che continuano a esercitare un forte fascino sugli studenti.

Il peso del calo demografico e l’eterogeneità territoriale

Uno sfondo comune a tutte queste dinamiche, e che ne condiziona la lettura, è rappresentato dall'inarrestabile calo demografico, che sta svuotando progressivamente le aule delle scuole primarie e secondarie di primo grado, con effetti a cascata che si riverbereranno nei prossimi anni anche sulle superiori. In questo contesto di risorse umane in diminuzione, la competizione tra indirizzi di studio si fa più serrata e le scelte delle famiglie assumono un peso ancora maggiore nel determinare la sopravvivenza o la trasformazione di alcuni percorsi storici.

La fotografia che emerge dalle iscrizioni per il 2026/2027 è quella di un sistema scolastico sempre più differenziato su base territoriale, in cui la polarizzazione tra Nord e Sud nella percezione del valore del liceo classico si accompagna a una crescita disomogenea dei nuovi indirizzi. Se a Milano lo scientifico e le scienze umane la fanno da padroni, trainati da una visione più pragmatica e internazionale del futuro, al Sud il classico mantiene intatto un suo fascino antico, legato a una tradizione culturale che resiste alle mode e alle pressioni del mercato. Un quadro complesso, che restituisce l'immagine di un'Italia in cui la scuola, lungi dall'essere un monolite, si adatta – seppur con fatica e con ritardi – ai cambiamenti profondi della società che la circonda, cercando di offrire risposte diversificate a bisogni formativi sempre più variegati.

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