Meta chiude l’accesso in vr a Horizon Worlds: il metaverso si sposta sui mobile

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quasi cinque anni dopo il rebranding di Facebook in Meta, annunciato con la promessa di un futuro immersivo che avrebbe rivoluzionato il modo di interagire, lavorare e socializzare, il progetto del metaverso subisce una battuta d’arresto significativa. L’azienda di Menlo Park ha comunicato che a partire dal 15 giugno l’applicazione Horizon Worlds, la piattaforma sociale considerata il fiore all’occhiello di questa nuova frontiera digitale, non sarà più accessibile attraverso i visori per la realtà virtuale della famiglia Quest. La scelta, riportata in una nota ufficiale, rappresenta un cambio di rotta netto: l’unico accesso consentito a quei mondi virtuali, che dovevano diventare la norma per milioni di utenti, avverrà esclusivamente tramite l’applicazione per dispositivi mobili, sia su sistema operativo iOS che Android. Già dal 31 marzo, alcuni mondi specifici e funzioni legate all’esperienza in realtà virtuale smetteranno di essere operativi, lasciando agli utenti una finestra di poche settimane, fino alla data fatidica di metà giugno, per un ultimo saluto in quella che era la loro forma originaria, prima che l’accesso venga definitivamente reindirizzato ai display dei telefonini.

Un’inversione a u dopo investimenti colossali

La decisione di dismettere la componente in realtà virtuale di Horizon Worlds non arriva in un contesto di semplici aggiustamenti strategici, ma si inserisce in un quadro di perdite finanziarie difficilmente ignorabili. La divisione Reality Labs, il ramo aziendale deputato allo sviluppo di queste tecnologie, ha cumulato dalla sua fondazione, avvenuta nel 2020, perdite operative che si aggirano intorno agli ottanta miliardi di dollari. L'ultimo trimestre del 2025, in particolare, ha visto un rosso di oltre sei miliardi, un dato che ha reso insostenibile, agli occhi del management e degli azionisti, la prosecuzione su questa strada senza correttivi drastici. Nonostante il gruppo guidato da Mark Zuckerberg, che nel frattempo ha visto Donald Trump tornare alla presidenza degli Stati Uniti, continui a dichiararsi il maggiore investitore nel settore della realtà virtuale, i numeri raccontano una storia diversa: quella di una tecnologia che non è riuscita a decollare al di là di una nicchia di appassionati. I mondi digitali, spesso rappresentati da avatar privi di gambe in modo piuttosto goffo, non hanno mai realmente catturato l'immaginario e l'abitudine del grande pubblico, che ha continuato a preferire forme di intrattenimento e socializzazione più tradizionali.

L’intelligenza artificiale come nuovo orizzonte

Se il metaverso arretra, un altro fronte avanza prepotentemente nelle priorità di Meta. L'attenzione, e con essa le risorse economiche, si sta spostando in modo massiccio verso l'intelligenza artificiale generativa. La concorrenza in questo settore è agguerrita e vede protagonisti colossi come Google, OpenAI e la xAI di Elon Musk. Per competere, Meta ha pianificato investimenti per centinaia di miliardi di dollari nell'espansione dei data center e nello sviluppo di modelli linguistici di grandi dimensioni. Il successo dell'assistente AI integrato nei prodotti dell'azienda, unito alla crescita degli smart glasses in collaborazione con Ray-Ban, ha offerto una direzione più concreta e immediatamente monetizzabile rispetto ai fluttuanti universi paralleli. Si parla già dell'introduzione di feed social generati artificialmente e di nuovi strumenti basati sull'intelligenza artificiale per le proprie piattaforme, a dimostrazione di come il baricentro si sia spostato.

Addio alla VR, ma non del tutto al mondo orizzonte

La chiusura all'accesso da visori, però, non coincide con una scomparsa totale del marchio Horizon. L'applicazione continuerà a esistere in una versione ridotta e ottimizzata per i dispositivi mobili. L'idea, come trapela da alcune dichiarazioni aziendali, è quella di trasformare la piattaforma in qualcosa di più simile a un Roblox, accessibile a un bacino di utenza potenzialmente più vasto e privo della barriera d'ingresso rappresentata dal costo di un visore. Questa strategia implica, inevitabilmente, un ridimensionamento delle ambizioni immersive che avevano caratterizzato la comunicazione dei primi anni. Con la rimozione dell'app dai Quest e la disattivazione di funzionalità sperimentali come Hyperscape, che permetteva di condividere scansioni 3D di ambienti reali, l'azienda sembra voler mettere un punto e ripartire da capo, concentrando le forze su ciò che, al momento, appare più promettente in termini di ritorno economico e di adozione di massa. La realtà virtuale non viene abbandonata del tutto, dicono da Meta, ma il suo ruolo nel futuro dell'azienda appare ora più defilato e meno centrale di quanto fosse stato profetizzato solo pochi anni fa.

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