Meta fa marcia indietro su Horizon Worlds: il supporto VR non chiuderà (almeno per ora)

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Era stato annunciato come un addio definitivo, una cesura netta con il passato: dal 15 giugno Horizon Worlds avrebbe spento i server per la realtà virtuale, diventando un'esclusiva per dispositivi mobili. Una decisione che sembrava scritta nella logica del ridimensionamento imposto da Meta al suo dipartimento Reality Labs, dopo anni di investimenti miliardari e rendimenti, per usare un eufemismo, deludenti. Invece, a distanza di appena ventiquattr'ore, il colosso di Menlo Park ha cambiato idea. Ad annunciarlo, in un video pubblicato su Instagram, è stato Andrew Bosworth, chief technology officer dell’azienda: "Abbiamo deciso, proprio oggi in realtà, che continueremo a far funzionare Horizon Worlds in VR, unicamente per i giochi già disponibili". Una retromarcia repentina, che sembra dettata più dalla pressione degli utenti – molti dei quali avevano espresso dispiacere per la chiusura imminente – che da una revisione della strategia a lungo termine.

Un dietrofront lampo che racconta le contraddizioni del gruppo

La vicenda, per certi versi paradossale, fotografa bene il momento di transizione che Meta sta attraversando. Da una parte c’è la necessità di tagliare i costi: solo a gennaio l’azienda ha licenziato circa il 10 per cento dei dipendenti di Reality Labs, la divisione che si occupa di realtà virtuale e aumentata, e ha chiuso i battenti di tre studi di sviluppo first-party. Dall’altra, c’è la consapevolezza che Horizon Worlds, pur non essendo mai diventato il "luogo" centrale del metaverso sognato da Mark Zuckerberg, vanta comunque una comunità di giocatori affezionati, quelli stessi che negli ultimi giorni hanno fatto sentire la propria voce. La soluzione trovata da Bosworth è dunque un compromesso: la piattaforma resterà accessibile in VR, ma con un supporto limitato. Non ci saranno nuovi giochi né investimenti significativi, ma gli utenti potranno continuare a fruire dei mondi e delle esperienze già esistenti, come se fossero custoditi in una bolla di stagnazione pronta a esaurirsi da sola.

L’abbandono silenzioso del metaverso e la corsa verso l’intelligenza artificiale

Quella di Bosworth, in fondo, è una conferma indiretta di ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti: l’era del metaverso come priorità aziendale è finita. L’investimento di oltre ottanta miliardi di dollari – per la precisione circa 73 miliardi dal 2021 a oggi – non ha prodotto il ritorno sperato, né in termini di utenti né di ricavi. La app mobile di Horizon Worlds, che secondo i dati recenti ha toccato i 45 milioni di download, ha generato una spesa complessiva da parte dei consumatori di poco superiore al milione di dollari. Numeri impietosi, se paragonati alle colossali somme bruciate da Reality Labs. Non a caso, il vento è cambiato: Zuckerberg ha dichiarato più volte che l’intelligenza artificiale è ora il vero obiettivo, con piani di spesa per quest’anno che superano i centoquindici miliardi di dollari, destinati in gran parte alla costruzione di nuovi data center. Il metaverso, insomma, è stato accantonato, relegato al ruolo di costoso esperimento di cui si cerca ora di limitare i danni.

Un futuro incerto tra sopravvivenza tecnica e cambio di paradigma

La scelta di mantenere in vita Horizon Worlds in VR, sebbene in modalità "solo manutenzione", solleva interrogativi sulla sua sostenibilità a lungo termine. Gli analisti del settore, come Jitesh Ubrani di IDC, hanno subito notato come l’espressione "per il futuro prevedibile" non sia certo una garanzia di eternità, ma piuttosto un modo elegante per non fissare una nuova data di scadenza. La mossa ricorda quella già adottata a gennaio con Supernatural, l’app di fitness a cui sono stati interrotti gli aggiornamenti senza però chiudere i server. In questo scenario, il peso dello sviluppo e delle nuove funzionalità si sposterà definitivamente sul mobile, dove il pubblico è più vasto e i costi di gestione sono inferiori. Per chi invece possiede un visore Quest, la sensazione è quella di assistere a un lungo addio: la piattaforma non muore oggi, ma smette di crescere, condannata a una lenta obsolescenza in attesa che la "superintelligenza" artificiale promessa da Zuckerberg diventi finalmente la nuova, vera protagonista della storia.

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