Riforma della Difesa, il piano per un esercito da 275mila unità: leva volontaria per stranieri e una riserva di 15mila
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il disegno di legge di riforma dello strumento militare italiano, che il ministro Guido Crosetto intende portare in Consiglio dei ministri entro il mese di marzo, assume contorni sempre più definiti dopo la consegna della bozza predisposta dal Comitato strategico. Si tratta, a leggere le anticipazioni, di una riorganizzazione profonda che non si limita a un semplice adeguamento numerico, ma punta a ridisegnare la filosofia stessa della Difesa nazionale, modellandola sulle minacce ibride e sui conflitti asimmetrici che caratterizzano l'attuale scenario geopolitico. L'obiettivo finale, ambizioso e finanziariamente impegnativo, è quello di portare l'effettivo complessivo di Esercito, Marina e Aeronautica a circa 275mila unità, superando così il tetto dei 170mila posti fissato da una legge del 2012, il superamento della quale, come sottolineato dallo stesso ministro, rappresenta un passaggio ormai indifferibile -1-9-10.
Un pilastro centrale dell'intera architettura riformatrice è rappresentato dalla creazione di una riserva permanente dello Stato, un bacino di 15mila persone, pronto a essere mobilitato in caso di gravi crisi internazionali, pubbliche calamità o conflitti -4-10. Questo contingente, che si differenzia dalla riserva selezionata già esistente e composta da professionisti con competenze altamente specialistiche, verrebbe costituito riattivando di fatto quelle strutture – si pensi ai centri di reclutamento e addestramento – che erano state smantellate con la sospensione del servizio di leva obbligatorio -6. A questi riservisti, tra i quali figurerebbero ex militari in congedo e volontari in ferma prefissata, sarebbe garantita una formazione periodica per assicurarne l'efficienza operativa in caso di necessità, e la loro esistenza risponde alla logica, comune ad altri partner Nato, di disporre di un "esercito dormiente" ma immediatamente attivabile -3.
Parallelamente alla riserva stabile, il disegno di legge introduce un nuovo modello di leva volontaria, pensato per un target di giovani e giovanissimi, ma non solo. L'ipotesi allo studio prevede la possibilità per civili, anche stranieri regolarmente residenti in Italia, di arruolarsi per un periodo di ferma annuale, eventualmente prorogabile, ricevendo un compenso economico e una formazione di base -1-10. Questa misura, che guarda ai modelli francese e tedesco, è stata concepita per ampliare la platea dei potenziali candidati in un'epoca di crisi delle vocazioni per le carriere militari, offrendo nel contempo un'opportunità formativa e di "seconda chance" a chi, specialmente in aree economicamente depresse, non trova altre strade di inserimento sociale o lavorativo -1. Non si tratta di un ritorno alla vecchia naja, ma di un'opportunità volontaria che potrebbe fungere da serbatoio da cui attingere per i ruoli permanenti.
Il potenziamento quantitativo, che secondo alcune stime potrebbe tradursi in un incremento complessivo di circa 100mila unità da qui al 2040 con un costo a regime stimato intorno ai sette miliardi di euro annui, si accompagna a una riorganizzazione qualitativa delle competenze -9-10. Un elemento di assoluta novità, destinato a cambiare il volto delle Forze armate, è l'istituzione di un quarto ramo, o di una struttura dedicata, incentrato sulla cybersicurezza e sulla guerra ibrida. L'idea, caldeggiata da tempo dal ministro Crosetto, è quella di accorpare competenze oggi frammentate tra diversi enti e agenzie per creare una "forza cyber" di almeno cinquemila specialisti -3-9. Questi professionisti, che potrebbero includere anche civili con alte competenze tecnologiche, informatiche e nella gestione dell'intelligenza artificiale, avranno il compito di difendere le infrastrutture critiche nazionali da quegli attacchi informatici – circa ottanta al giorno, secondo dati citati – che rappresentano la nuova frontiera del confronto tra Stati -3.




