La leva volontaria, un'idea che torna a circolare in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quello che, soltanto pochi anni orsono, sarebbe parso un retaggio del passato, un'ipotesi remota e quasi anacronistica, sta oggi prendendo la forma concreta di un progetto di legge. L'eventualità di una reintroduzione del servizio militare, seppur su base volontaria, è stata infatti paventata dal ministro della Difesa, il quale, sulla scia di quanto stanno valutando altre nazioni europee come la Francia e la Germania – che, quest'ultima, sta mettendo a punto un piano di difesa di fronte alla rinnovata minaccia di un conflitto con Mosca –, sta lavorando a una bozza. Un disegno di legge che, come egli stesso ha precisato, non si occuperebbe soltanto del mero numero di effettivi ma investirebbe l'organizzazione stessa della difesa nazionale e le sue regole fondamentali, garantendone l'efficacia per i prossimi anni.

Un progetto diverso dalla "naja"

Dalla sede di Palazzo Baracchini, però, giungono immediate precisazioni per sgombrare il campo da facili equivoci: non si tratterebbe, infatti, di ripristinare la coscrizione obbligatoria, la vecchia "naja" che per generazioni ha segnato il passaggio all'età adulta di milioni di italiani. Viene fatto notare, con una punta di realismo, come le esigenze della guerra moderna, dominate da tecnologie sofisticatissime e sistemi d'arma come i droni, mal si concilino con l'impiego di personale inesperto. L'idea, quindi, si discosta dall'immagine tradizionale del "marmittone" per abbracciare un modello completamente nuovo.

La struttura della leva volontaria

Il cuore della proposta, che il ministro intende portare in Consiglio dei ministri per l'approvazione prima del dibattito parlamentare, sembra ruotare attorno alla creazione di una riserva militare ausiliaria. Questo corpo, che si stima potrebbe contare su almeno diecimila unità, verrebbe formato attraverso un servizio di leva su base puramente volontaria. I volontari, acquisendo specialità determinate, andrebbero ad integrare le forze armate regolari, costituendo una riserva pronta a essere impiegata in caso di necessità, che si tratti di scenari di crisi internazionale, di interventi in seguito a calamità naturali o di altre emergenze che richiedano un dispiegamento di personale addestrato.

Le voci dell'esperienza

La riflessione, del resto, non nasce in un vuoto di confronto: l'idea di arruolare giovani "di leva" nelle forze armate ha infatti stimolato un dibattito che ha coinvolto alcune delle voci più autorevoli del settore, le quali sono state interpellate per un parere. Se ne è discusso, offrendo diversi punti di vista sulla questione, senza però che ciò abbia precluso l'avanzare del progetto legislativo, il quale prosegue il suo iter verso una presentazione ufficiale.

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