Montanari: "La leva volontaria normalizza l'idea di guerra"
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Redazione Interno
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“La leva volontaria prepara l’opinione pubblica all’idea che la guerra sia normale”. È la dichiarazione netta, pronunciata nel corso di una trasmissione televisiva, da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, il quale, sollevando una critica precisa verso la proposta annunciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha legato tale iniziativa a una più generale deriva culturale. Secondo il suo ragionamento, che fa uso di subordinate per articolare un pensiero complesso, la nomina stessa di una figura proveniente dall'industra bellica a capo del dicastero di via XX Settembre rappresenterebbe un segnale emblematico, un cambiamento di prospettiva che trova un parallelo, come egli stesso ha osservato, nelle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale “chiama il Pentagono il ministero della Guerra e non più della Difesa”. Questa connessione, per quanto controversa, delinea un quadro in cui le scelte politiche e simboliche andrebbero a influire, in maniera sottile ma profonda, sulla percezione collettiva dei conflitti, sdoganandone la possibilità concreta e rendendoli, appunto, ordinari.
Il sondaggio e il paese diviso
A completare il panorama, fornendo una fotografia delle pulsioni della popolazione, giungono i dati di un’indagine demoscopica che rivela una forte polarizzazione tra gli italiani sul tema del servizio militare. L’istituto di ricerca, attraverso interviste condotte telefonicamente, ha rilevato come il 47% del campione si dichiari favorevole a un ritorno della leva obbligatoria, abolita ormai da vent’anni, un dato che, seppur non maggioritario, indica una frattura significativa nell’opinione pubblica. Coloro che vi si oppongono, infatti, non raggiungono una percentuale schiacciante, lasciando trasparire un clima di incertezza e di riflessione condizionato, come sottolineato nella presentazione dei risultati, dalla situazione geopolitica particolarmente instabile e dallo stato di tensione continua che caratterizza questo periodo storico.
Dettagli e preferenze sulla durata
Analizzando più nel dettaglio le posizioni, emerge che tra i favorevoli al ritorno del servizio obbligatorio, una parte consistente, poco più di un quarto del totale, ritiene che la durata debba essere fissata in dodici mesi. D’altro canto, una fetta degli intervistati contrari all'obbligo, circa un quinto del campione totale, si esprime invece a sostegno di una formula esclusivamente volontaria, indicando una possibile via alternativa che sembra però minoritaria nel dibattito complessivo. La divisione, dunque, non è soltanto tra un sì e un no perentori, ma si articola anche sulle modalità di attuazione, dimostrando come la questione sia oggetto di valutazioni diverse e articolate, che toccano sia il principio di obbligatorietà sia la sua pratica concreta.
L'estensione del servizio alle donne
Un ulteriore elemento di novità, che segna una distanza netta rispetto al modello di leva del passato, è costituito dall’atteggiamento verso il servizio femminile. Secondo quanto riportato dai dati dell’indagine, una larga maggioranza degli italiani, il 65%, si dichiara favorevole all'estensione del servizio militare obbligatorio anche alle donne, una percentuale che supera di gran lunga quella relativa al principio generale di reintroduzione. Questo dato, isolato, suggerisce come, nell’immaginario collettivo, l’eventuale ritorno a una forma di servizio nazionale non possa prescindere da un criterio di parità di genere, riflettendo un’evoluzione sociale che ha investito anche un ambito tradizionalmente considerato maschile, sebbene la discussione pubblica si concentri maggiormente sul tema dell'obbligo in sé.




