L’urlo dei cento trionfi di Marquez, Acosta si arrende solo dopo un duello epico al Balaton Park

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono gare che si ricordano per il distacco abissale inflitto dal vincitore, altre invece restano impresse nella memoria collettiva per un singolo, fulmineo duello capace di esprimere l’essenza stessa di questo sport. Il Gp d’Ungheria, settima prova del mondiale 2026 disputatasi sul circuito di Balaton Park, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria.

Se il risultato finale, recita 1° Marc Marquez e 2° Pedro Acosta, sembra quasi una formalità scontata data la disparità di mezzi tecnici in gioco, la strada che i due spagnoli hanno percorso per arrivare a quella casella è stata invece un capolavoro di aggressività calcolata e rispetto reciproco.

Marc Marquez, che sulla Ducati ufficiale ha conquistato la centesima vittoria in carriera nella classe regina – un traguardo che lo proietta in una dimensione statistica riservata ai soli fenomeni assoluti del motociclismo – ha dovuto letteralmente strappare il successo dalle mani del giovane talento di KTM.

E lo ha fatto nel momento più caldo della gara, tra il quattordicesimo e il quindicesimo passaggio, quando i due hanno innescato una girandola di sorpassi e controsorpassi che da sola, per usare un cliché che qui calza a pennello, avrebbe giustificato il prezzo del biglietto d’ingresso. Il resto, per quanto pregevole come la rimonta di Ai Ogura o il podio solitario di Pecco Bagnaia, è stato solo contorno.

La carneficina alla prima curva e il pallone aerostatico di Acosta

Prima di arrivare a quell’apoteosi di sorpassi, però, la gara era stata letteralmente sconvolta da un incidente al limite del grottesco. Alla prima staccata, quella che trasforma i sogni in incubi in pochi millisecondi, Jorge Martin ha perso il controllo della sua Aprilia – probabilmente per un front lock della ruota anteriore – scatenando una carambola che ha coinvolto il compagno di marca Marco Bezzecchi, Raul Fernandez, Fermin Aldeguer e il romano Fabio Di Giannantonio. Un macello da prima curva che ha visto la pista invasa da carenature e carbonio.

Fortunatamente, come confermato dai successivi bollettini medici, per i due alfieri Aprilia – Bezzecchi e Martin – niente fratture ma solo forti contusioni, anche se la botta psicologica per chi lotta per il titolo è stata pesante.

Con i cancelli spalancati dalla sorte, il giovane Acosta non ha esitato un istante. Approfittando della confusione generale, lo spagnolo della KTM ha infilato Marquez al secondo giro e ha provato a stampare un ritmo forsennato, quel ritmo da "fuga a tappe" che spesso spezza le gambe agli inseguitori. Per diversi giri, guardando il cronometro, sembrava che il ragazzo potesse davvero farcela; costruiva un vantaggio consistente, sfiorando anche il secondo e mezzo di margine, mentre Marquez sembrava soffrire più del dovuto.

Ma il campione di Cervera, si sa, è un macigno che rotola lentamente ma inesorabile: ha cominciato a limare il distacco decimo dopo decimo, preparando la trappola.

Lo scambio di traiettorie che vale una stagione

Il momento della verità è scoccato al giro 14. Da quel momento in poi, per circa due giri completi, il Balaton Park è diventato un ring senza corde. Marquez ha infilato l’avantreno all’interno della curva 9, Acosta ha chiuso la porta con la manetta spalancata in percorrenza, riprendendosi la posizione in uscita. Un braccio di ferro spettacolare, dove i due piloti si sono sfiorati senza mai cadere, esibendo un controllo della moto che rasenta il surreale. C’è stato persino un leggero contatto, inevitabile in una sfida così vibrante, ma nessuno dei due ha mai pensato di mollare di un centimetro.

Alla fine, nel corso del quindicesimo giro, Marquez ha piazzato l’affondo decisivo alla curva 5. Da lì, la musica è cambiata: il #93 ha alzato il ritmo e Acosta, pur provandoci, non ha più avuto le gomme per replicare. Il pilota KTM, al termine della gara, ha ammesso candidamente – e con quella maturità che stupisce sempre per un ragazzo così giovane – di soffrire ancora in termini di grip e stabilità della moto.

"Ci ho provato", è stato il suo commento a caldo, sintesi perfetta di una domenica in cui il cuore c'era ma la benzina (metaforica) è finita troppo presto per tenere il passo del campione del mondo nei giri finali.

La doppietta perfetta che vale il sorpasso in classifica

Con questo successo, il secondo consecutivo considerando anche la Sprint del sabato, Marquez non solo ha festeggiato il traguardo delle 100 vittorie – un numero che in epoca di modernità iper-competitiva sembrava irraggiungibile – ma ha anche operato un vero e proprio assalto alla classifica generale. Mentre Bezzecchi e Martin raccoglievano i pezzi (e le contusioni) nella via di fuga, lo spagnolo della Ducati ha incamerato punti preziosissimi, accorciando sensibilmente il distacco dalla vetta del mondiale.

La squadra ufficiale di Borgo Panigale, già inebriata dalla doppietta sul podio con Bagnaia terzo, si gode l’ennesimo capitolo di una storia che sembra non avere mai fine. Per Pedro Acosta, invece, l’Ungheria rappresenta la conferma che quel salto di qualità per battere il numero 93 è ormai questione di dettagli: un "quasi" che in MotoGP a volte pesa più di una sconfitta netta.

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