Il cugino dell’ostaggio di Hamas: «Hanno spezzato mio cousin, il mondo ci ha dimenticati»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Matan Eshet fatica a riconoscere il volto di Evyatar David in quel video diffuso da Hamas. Lo identifica solo da un’espressione fugace, un attimo che gli ricorda il ragazzo che era prima. «Non è il suo sguardo, non la voce, non le parole che sceglie», dice, mentre descrive un corpo ridotto a scheletro dopo 667 giorni di prigionia. «L’hanno spezzato», aggiunge, senza nascondere la rabbia per un mondo che, a suo dire, ha voltato le spalle.

Evyatar, psicologo di 28 anni, era «l’amico a cui rivolgersi per capire che fare della propria vita», racconta Eshet. Un uomo «divertente, calmo, centrato», trasformato in un’ombra dalla detenzione. Le immagini, che mostrano ostaggi emaciati, hanno riacceso il dibattito sull’emergenza umanitaria a Gaza, dove ieri almeno 92 palestinesi sono morti sotto i bombardamenti israeliani, 56 dei quali mentre cercavano aiuti alimentari. Una strage che si interseca con la battaglia politica sugli aiuti, mentre Hamas accusa Israele di bloccare i rifornimenti e Netanyahu ribatte che sono i terroristi a «affamare gli ostaggi come fecero i nazisti».

Il premier israeliano, in un videomessaggio, ha definito «orribili» i video diffusi dai miliziani, sottolineando il contrasto tra la condizione degli ostaggi – «consumati dalla fame» – e quella dei carcerieri, descritti con «braccia grosse e carnose». Ha poi rilanciato l’appello alla Croce Rossa perché porti cibo e medicine ai prigionieri, una richiesta a cui Hamas ha risposto dichiarandosi disponibile a collaborare, a patto che Israele apra «corridoi umanitari permanenti» per Gaza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.