Il cugino dell’ostaggio di Hamas: «Hanno spezzato mio cugino, il mondo ci ha dimenticati»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Matan Eshet fatica a riconoscere Evyatar David nel video diffuso da Hamas, dove il giovane israeliano appare irriconoscibile, il corpo ridotto a poco più che uno scheletro. «Lo identifico solo da un’espressione», racconta. «Non è il suo sguardo, non il suono della sua voce, non le parole che sceglie». Per Eshet, quei 667 giorni di prigionia hanno trasformato il cugino, un ragazzo «divertente, calmo e centrato», in un’ombra di se stesso. «Era lo psicologo del gruppo, quello a cui chiedevi consiglio quando non sapevi che strada prendere. Ora Hamas lo ha spezzato».
Le immagini degli ostaggi, visibilmente denutriti, hanno riacceso il dibattito sull’emergenza umanitaria a Gaza, dove decine di palestinesi sono morti nel caos durante la distribuzione degli aiuti. Benjamin Netanyahu, definendo «orribili» i video, ha accusato Hamas di affamare gli ostaggi «come facevano i nazisti con gli ebrei», esortando la Croce Rossa a intervenire. L’organizzazione, però, ha ribattuto di essere pronta a garantire cibo e medicine ai prigionieri solo se Israele avesse aperto «corridoi umanitari permanenti».
Intanto, il conflitto entra nel suo 668° giorno, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si prepara a una riunione straordinaria sugli ostaggi. Trump, da parte sua, ha negato l’esistenza di prove di genocidio a Gaza, mentre l’Australia ha annunciato ulteriori 20 milioni di dollari australiani (circa 13 milioni di dollari statunitensi) in aiuti, portando il suo impegno totale a oltre 130 milioni dal 7 ottobre 2023.




