Il cugino dell’ostaggio di Hamas: «Quel ragazzo non è più Evyatar, il mondo ci ha dimenticati»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Matan Eshet fatica a riconoscere il volto di suo cugino Evyatar David nel video diffuso da Hamas, dove appare visibilmente provato dopo 667 giorni di prigionia. «Lo identifico solo da un’espressione», racconta. «Non è il suo sguardo, né il tono della voce, né le parole che usa». Il corpo scheletrico, il viso scavato, tutto gli sembra estraneo. «Hanno spezzato mio cugino», afferma, descrivendo l’Evyatar che conosceva come una persona solare, equilibrata, il punto di riferimento per gli amici in cerca di consigli.

La pubblicazione di quelle immagini si è intrecciata con le notizie provenienti da Gaza, dove decine di civili palestinesi sono morti nel caos durante la distribuzione degli aiuti alimentari, alimentando ulteriormente lo scontro sull’emergenza umanitaria. Netanyahu ha chiesto alla Croce Rossa di garantire cibo e medicine agli ostaggi, mentre Hamas ha risposto di essere disposta a collaborare, a patto che Israele apra in modo permanente i corridoi umanitari. Intanto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si prepara a discutere la situazione in una riunione straordinaria.

Trump, intervenuto sulla questione, ha negato l’esistenza di prove di genocidio a Gaza, mentre l’Australia ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 20 milioni di dollari australiani, destinati soprattutto a donne e bambini. Un gesto che porta a oltre 130 milioni il totale degli stanziamenti da parte di Canberra da ottobre 2023.

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