Kojima celebra "Hamnet" di Chloé Zhao: "deve essere una strega, o forse un angelo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ancora una volta, Hideo Kojima ha utilizzato la sua piattaforma social per riversare entusiasmo su un'opera cinematografica, focalizzando questa volta la sua attenzione su "Hamnet", il nuovo lavoro della regista Chloé Zhao, già autrice del controverso "Eternals" per Marvel. Attraverso un post su Instagram, il creatore visionario di videogiochi ha espresso un giudizio che travalica la semplice recensione per trasformarsi in un'elogio denso e personalissimo, definendo la regista con parole che suonano come un riconoscimento assoluto: "deve essere una strega, o forse un angelo". Una dichiarazione, questa, che sembra cogliere l'essenza di un cinema percepito come profondamente magico e trascendente.

Una visione totalizzante

Nel suo commento, tradotto dall'originale giapponese, Kojima ha scritto di aver visto il film in una proiezione, sottolineando come la pellicola, della durata di centoventisei minuti, riesca a condensare "tutto il dolore, la sofferenza, la perdita, la paura, l'amore e la gioia, la guarigione e la speranza che si trovano nella vita di ogni epoca e cultura". Secondo la sua lettura, dunque, "Hamnet" opererebbe una sintesi potentissima dell'esperienza umana universale, un compito ambizioso che il regista attribuisce al talento di Zhao. Il film, che narra la storia di William e Agnes – il drammaturgo destinato a divenire il più celebre autore teatrale di sempre e la moglie, uniti nell'affrontare il lutto per la perdita del figlio Hamnet – diventa, nelle parole di Kojima, un concentrato di energia emotiva.

La genesi di un classico tra dolore e arte

La trama, che esplora le tormentate dinamiche familiari alle origini della creazione del capolavoro shakespeariano "Amleto", viene interpretata come un viaggio nell'energia catartica dell'arte. Kojima, la cui stessa opera è spesso intrisa di riflessioni meta-narrative e sul dolore, sembra trovare una forte risonanza nella prospettiva della regista, la quale ha affrontato il tema della sofferenza e della sua trasformazione in atto creativo. Il parere del game designer si allinea con parte della critica, che ha descritto il lavoro di Zhao come dotato di una bellezza assoluta e di una potenza emotiva a tratti indicibile, con una performance della protagonista, Jessie Buckley, definita in "stato di grazia".

Un'eco nella stampa italiana

Al di là dell'intervento di Kojima, le recensioni del film hanno messo in luce diversi aspetti salienti dell'opera. È stato notato, ad esempio, come il film tratti "l'umana nascita di un capolavoro immortale", immergendo lo spettatore nell'atmosfera dell'Inghilterra elisabettiana e nella complessa figura di Agnes, donna dalla profonda connessione con la natura, per questo guardata con sospetto dalla società del tempo. La narrazione, che parte dal particolare – la vicenda privata di una famiglia straziata – per approdare all'universale – la genesi di un'opera che ha segnato la cultura occidentale – è stata colta come il fulcro di un racconto che unisce lacrime, euforia e disperazione, affidate a un cast dalla recitazione ispirata. La regia di Chloé Zhao, dunque, si conferma capace di navigare con toni diversi tra il cinema di genere e la pura drammaturgia d'autore, raccogliendo consensi trasversali che la indicano tra i favoriti per le maggiori riconoscimenti internazionali.

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