Breton: “Ceuta attacco ibrido all’Ue. Schengen non si smonta con un tweet”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La crisi dell'enclave spagnola di Ceuta, con i suoi numeri da incubo – si parla di 72.000 ingressi in meno di ventiquattr'ore – non è soltanto un'emergenza migratoria, bensì il primo attacco ibrido algoritmico su larga scala mai sferrato contro le frontiere esterne dell'Unione, e la reazione dell'Italia ha innescato una reazione a catena pericolosa che rischia di compromettere le fondamenta stesse di Schengen.
A lanciare l'allarme, con la consueta franchezza, è Thierry Breton, già commissario europeo al Mercato interno ed ex ministro dell'Economia francese, il quale invoca un'indagine urgente della Commissione per fare luce su quanto accaduto e mettere in guardia da derive che potrebbero rivelarsi letali per il progetto europeo.
L’analisi di Breton: “Non è una crisi migratoria, è un attacco ibrido”
In un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Thierry Breton ha ribaltato la prospettiva con cui si è soliti guardare a questi fenomeni, definendo la situazione di Ceuta non come una “turbolenza migratoria” tra Stati membri, ma come una vera e propria “crisi di governance dell'Unione”. La portata dell'evento, secondo l'ex commissario, è tale da richiedere l'applicazione urgente del Digital Services Act, la normativa europea sui servizi digitali, per aprire un fascicolo che permetta di ricostruire le dinamiche che hanno portato alla mobilitazione di massa.
Breton ha tracciato un parallelo con quanto già accaduto nel 2021, quando la Bielorussia e la Russia, con la cosiddetta “guerra dei migranti”, avevano spinto migliaia di persone verso i confini di Polonia, Lituania e Finlandia; stavolta, però, siamo di fronte a una “versione 2.0” del fenomeno: più rapida, più virale, più amplificata e, soprattutto, più difficile da attribuire a un responsabile unico.
Le parole di Breton riecheggiano un allarme già lanciato su Le Grand Continent, dove aveva sostenuto che la disinformazione mirata è oggi in grado di produrre, in meno di ventiquattr'ore, un “impatto umano e politico equivalente a quello di un'operazione militare”. Il punto cruciale è che i social network e le piattaforme di messaggistica, in particolare TikTok e WhatsApp, sono stati utilizzati per veicolare messaggi che incitavano all'assalto all'enclave, creando un corto circuito che ha trasformato un fenomeno migratorio in un'arma ibrida contro la stabilità dell'Europa.
Per questo, Breton ha insistito sulla necessità di una “indagine approfondita, indipendente e pubblica” che risponda a cinque domande fondamentali: chi ha dato origine al rumour, chi lo ha amplificato, secondo quali logiche algoritmiche, con quali intermediari – eventualmente legati a Stati stranieri – e perché i sistemi di raccomandazione delle grandi piattaforme hanno favorito la diffusione di quei contenuti.
Il cortocircuito istituzionale: le divisioni tra Italia, Spagna e Germania
La posizione assunta dal governo italiano, che ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione Schengen per i collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, ha trasformato una crisi di frontiera in uno scontro diplomatico aperto. L'onda lunga di Ceuta ha provocato tensioni non solo sull'asse Roma-Madrid, ma ha aperto un nuovo fronte anche con la Germania, mentre nazionalismi e sovranismi sembrano riemergere con prepotenza, spingendo i Paesi membri a chiudersi sempre più in logiche di corto respiro.
La scelta di Meloni, giustificata con la necessità di “tutelare la sicurezza nazionale” di fronte al possibile rischio jihadismo – un allarme definito “pretestuoso” da Enrico Borghi, membro del Copasir – ha incontrato una durissima reazione da parte del governo spagnolo di Pedro Sanchez, che ha parlato di misura “ingiusta, contraria agli interessi dell'Ue e discriminatoria”.
Il premier socialista, attraverso una nota ufficiale, ha intimato all'Italia di ripristinare la piena libertà di circolazione entro un termine perentorio, minacciando altrimenti l'adozione di misure “proporzionate”. La replica di Madrid sottolinea come nessuno dei 72.000 migranti entrati a Ceuta potesse o possa entrare liberamente nello spazio Schengen, data la particolare natura dell'enclave, e che anzi la stragrande maggioranza di essi è già stata rispedita in Marocco.
Il governo spagnolo non ha mancato di rinfacciare all'Italia le proprie contraddizioni, ricordando che Roma, secondo i dati di Frontex, detiene il primato di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, e che dal 2022 non rispetta appieno il regolamento di Dublino, scaricando sugli altri Stati membri l'onere della pressione migratoria, senza che questo abbia mai portato la Spagna a introdurre controlli simili.
La posizione di Dastoli e il rischio per il futuro dell’Europa
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è il rischio, ormai concreto, di un bis della crisi di Ceuta: sui social network circolano appelli che invitano a un nuovo attraversamento di massa per il 15 agosto, un'ipotesi che i servizi segreti spagnoli non escludono e che tiene alta la tensione nell'intero continente. In questo quadro di crescente fibrillazione, Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento Europeo e docente di diritto internazionale, ha offerto un'analisi lucida dei rischi che l'Unione sta correndo.
Secondo Dastoli, la crisi di Ceuta ha messo a nudo le fragilità di un sistema che, di fronte a una sfida che dovrebbe essere affrontata in modo comune e coordinato, preferisce invece alzare muri e dividersi al proprio interno, alimentando quelle spinte centrifughe che da sempre minacciano l'architettura europea.
Il richiamo di Dastoli è a non cedere alla tentazione delle soluzioni unilaterali, perché cedere alle logiche dei “muri incrociati” può creare un precedente devastante per il continente. Il ripristino dei controlli di frontiera, per quanto temporaneo e cautelare, rappresenta di fatto un'eccezione che rischia di minare la credibilità di uno dei pilastri fondamentali dell'integrazione europea, ovvero la libera circolazione delle persone.
La stessa Commissione europea, per voce del commissario agli Affari interni Magnus Brunner, ha avvertito la Spagna che le misure adottate non dovranno avere conseguenze sullo spazio Schengen, mentre Bruxelles, pur evitando di condannare esplicitamente l'Italia, ha confermato che nessun migrante arrivato da Ceuta è entrato nella zona di libera circolazione.
Un messaggio che suona come un monito, seppur velato, a entrambe le parti: le divisioni interne, in un momento storico segnato da sfide ibride e da una competizione globale sempre più agguerrita, rappresentano un lusso che l'Unione non può più permettersi.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
