Lazio, il pareggio con il Parma e le parole di Sarri: “Il talento lo produce la mamma, non i vivai”
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Redazione Sport
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Nell’anticipo della 31ª giornata di Serie A, la Lazio di Maurizio Sarri non è riuscita ad andare oltre l’1-1 contro un Parma che, viceversa, ha dimostrato una compattezza invidiabile, portando a casa un punto pesantissimo in chiave salvezza. Allo Stadio Olimpico, a fare la differenza nel primo tempo è stato Enrico Delprato; il difensore, trovando il suo secondo centro stagionale al 15’, ha punito una partenza a dir poco contratta dei biancocelesti, i quali – nonostante il possesso palla spesso sterile – faticavano a trovare varchi in una retroguardia ospite ben posizionata. È servito l’ingresso delle cosiddette seconde linee per scuotere gli animi: Tijjani Noslin, al 77’, ha salvato il risultato (e forse l’umore dell’ambiente) con una rete che mancava all’ex Verona da quasi due mesi, un lampo in una prestazione altrimenti opaca.
La “sentenza” di Sarri sul sistema Italia
A margine del match, il tecnico toscano – intervistato da DAZN – ha però spostato l’attenzione dal mediocre risultato interno a una questione di fondo, strutturale, che riguarda l’intero movimento calcistico nazionale. Con la Nazionale italiana fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva (un’assenza che pesa come un macigno), Sarri è stato diretto: “Mi dispiace, ma in questo periodo ho altri problemi da risolvere”. Una frase, questa, che potrebbe apparire sbrigativa, ma che nasconde una critica feroce al sistema dei vivai. Secondo l’allenatore della Lazio, infatti, “il talento lo produce la mamma, non i vivai”. Una provocazione pesante, con la quale Sarri smonta la retorica della “crescita dei giovani” così come è concepita in Italia: non esistono accademie in grado di creare il fuoriclasse dal nulla, perché la materia prima – il genio innato – è un dono genetico che prescinde dai metodi di allenamento.
Ma c’è di più. Sarri ha gettato benzina sul fuoco sottolineando come il sistema normativo (il famigerato Decreto Crescita, prima della sua modifica) abbia distorto il mercato, rendendo conveniente l’acquisto di calciatori stranieri a discapito dei prodotti locali. “Un percorso fatto al contrario”, lo ha definito, suggerendo che senza un gentlemen agreement tra i presidenti – o una barriera volontaria – la deriva continuerà. Parole che fotografano un tecnico stanco di sentire parlare di “progetti giovani” quando poi in campo, spesse volte, la qualità la fanno giocatori formati altrove.
L’analisi tattica e la reazione della Lazio
Tornando alla cronaca del match, va detto che la prestazione della Lazio è apparsa condizionata dalle numerose assenze e da un atteggiamento mentale forse sottovalutario. Nel primo tempo, il possesso palla dei padroni di casa era lento, prevedibile; gli undici di Sarri giocavano “troppo palla addosso”, per usare le stesse parole del mister a Sky Sport, invece di allargare il gioco o cercare la profondità alle spalle del 5-3-2 messo in campo da Cuesta. Solo nella ripresa, con l’ingresso di calciatori come Lazzari e Noslin (quest’ultimo subentrato a Pedro), la Lazio ha alzato il baricentro e il ritmo, riuscendo a trovare quel pareggio che sa di mezzo miracolo considerando l’andamento dei novanta minuti. Per Sarri, si tratta di un punto che allunga la serie positiva, ma che non può nascondere i limiti di una rosa corta e falcidiata dagli infortuni. La definizione della stagione come “molto formativa”, data dal tecnico ai microfoni, suona quasi come un’autoterapia: “Se mi capitava 15 anni fa mi formava, ora ne avrei fatto volentieri a meno”.
Il rammarico di Cuesta e l’allungo del Parma
Se dalla parte laziale prevale un certo rammarico misto a rassegnazione filosofica, dalla parte del Parma c’è invece la consapevolezza di aver sfiorato l’impresa. Carlos Cuesta, tecnico degli emiliani, ha parlato di “prestazione positiva” sottolineando come la squadra sia rimasta compatta e abbia gestito bene il pallone soprattutto nella prima frazione. Nonostante il pareggio arrivato nel finale, Cuesta non ha nascosto un pizzico di amarezza: “Ne volevamo tre, però prendiamo questo punto che ci fa muovere la classifica”. Un punto, va detto, che vale oro. Il Parma sale a quota 35, allungando a +8 sulla zona retrocessione occupata attualmente dal Lecce. Per i ducali, la salvezza è sempre più vicina, e il merito va dato a una solidità mentale ritrovata dopo alcuni passaggi a vuoto. Alla domanda sul prossimo impegno (Parma-Napoli), il tecnico ha glissato, preferendo mantenere alta la concentrazione su un processo di crescita che, per sua stessa ammissione, è ancora in corso. Una crescita che, a differenza di quanto teorizzato da Sarri per i vivai italiani, sembra passare più per la tenacia tattica che per il talento grezzo.




