Legionella a Milano, il batterio in un'abitazione di controllo a San Siro

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le analisi sull'acquedotto pubblico procedono, mentre l'Ats Metropolitana di Milano rende noti i primi, parziali risultati dei campionamenti effettuati nel quartiere San Siro, dove si è sviluppato un focolaio di legionella che ha causato undici casi accertati e un decesso. Dei ventinove prelievi totali eseguiti nelle abitazioni, quattro hanno già un esito: in uno di questi, come si evince dall'aggiornamento diffuso dall'agenzia di tutela della salute, è stata rilevata la presenza del batterio. La particolarità, che rende il quadro più complesso, sta nel fatto che la positività non è stata riscontrata nella casa di una persona contagiata, bensì in una di quelle definite "di controllo", selezionate per tracciare una mappatura più ampia dell'area. Parallelamente, sono stati effettuati anche prelievi in una torre evaporativa, un elemento, questo, che rientra nelle consuete procedure d'indagine per individuare potenziali fonti di contaminazione aerodispersa.

Il quadro epidemiologico e la mappatura del quartiere

Il focolaio, la cui identificazione risale allo scorso mese, rimane circoscritto a undici persone, le quali, come sottolineato più volte, risiedono tutte in palazzi differenti, fatto che esclude un legame diretto tra i loro appartamenti e spinge le indagini verso una ricerca di origine ambientale più ampia. L'unico paziente che rimane ancora in ospedale, tra gli otto che erano stati ricoverati in diverse strutture cittadine, rappresenta l'ultimo caso attivo di una situazione che, per fortuna, non ha registrato nuovi contagi oltre a quelli rilevati tra la fine di ottobre e la metà di novembre. L'unico decesso, purtroppo, si è verificato all'inizio di novembre e ha coinvolto un uomo di 89 anni, la cui condizione di salute era già compromessa da altre patologie pregresse.

La strategia dei campionamenti e il rompicapo dell'origine

La rete di controlli è stata disposta in un'area ben precisa, delimitata all'incirca da vie come Capecelatro, Tracia, Preneste, Rembrandt e Morgantini, dove le squadre tecniche hanno potuto accedere a dieci delle undici abitazioni dei casi noti, essendocene una non ispezionabile. A queste si sono aggiunte le già citate case di controllo, portando il totale a ventinove unità abitative esaminate nel raggio di circa cinquecento metri. La scoperta del batterio in un'abitazione che non appartiene a un malato costituisce un dato significativo, poiché indica che la contaminazione potrebbe essere più diffusa di quanto inizialmente ipotizzato e non limitata ai soli luoghi frequentati dai contagiati. Questo elemento, di per sé, non fornisce ancora una risposta definitiva sull'origine del focolaio, ma delinea un perimetro d'azione più chiaro per le successive, necessarie verifiche.

Le indagini proseguono tra abitazioni e impianti

Il lavoro delle autorità sanitarie prosegue quindi su un doppio binario, che da un lato vede l'approfondimento della situazione nelle reti idriche private, attraverso l'analisi dei campioni ancora in laboratorio, e dall'altro l'esame di strutture come le torri evaporative, che sono notoriamente tra i possibili serbatoi del batterio della legionella. L'obiettivo principale, com'è ovvio, è identificare la fonte della dispersione del batterio nell'aria, l'unico veicolo in grado di giustificare un cluster di casi in edifici non comunicanti. La conferma della positività in un'abitazione di controllo, sebbene non risolutiva, rappresenta un tassello importante per un'inchiesta che rimane di grande attualità e che impegna i tecnici in un'opera di screening meticolosa, la cui completezza è fondamentale per scongiurare nuovi contagi.

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